|
Il
dott. Vito Marino Caferra, nostro concittadino nonché magistrato
di grande esperienza ed attualmente componente del Consiglio Superiore
della Magistratura, con il suo ultimo lavoro "Per una riforma della
Giustizia"ha indubbiamente offerto un ulteriore e significativo
contributo alla analisi obiettiva dei problemi del mondo giudiziario.
Idealmente l'autore ha invitato ad una tavola rotonda, che per adoperare
un termine sempre più ricorrente potremmo definire "virtuale"
, tre esponenti di grande rilievo del panorama giuridica, "provocandoli",
come egli stesso ammette, su temi e questioni specifici in tema di giustizia
attuale.
Si tratta del'avv. Nicola Buccico, Presidente del Consiglio Nazionale
Forense, massimo esponente di una Avvocatura che molti vedrebbero in
contrapposizione se non in conflitto con la Magistratura italiana, il
Prof. Giovanni Verde, avvocato e docente universitario, vice presidente
del Consiglio Superiore della Magistratura, autore di numerosi trattati
giuridici e profondo conoscitore del nostro panorama giudiziario ed
infine l'on.le Michele Vetti, avvocato e Sottosegretario alla Giustizia
nell'attuale Governo Berlusconi, che per il ruolo ministeriale ricoperto
valuta ed indica soluzioni al problema giustizia da un punto di vista
che riflette la sua matrice politica.
L'autore è anche estensore della Relazione che il Consiglio Superiore
della Magistratura invia con cadenza annuale al Parlamento e nella quale
si rappresentano i problemi e le urgenze che investono il settore giustizia,
sui i quali il potere legislativo può intervenire concretamente.
I temi scaturiti dalla Relazione sono stati utilizzati dal Dr. Caferra
per individuare e i termini del confronto tra Buccico, Verde e Vietti,
che doveva comunque essere circoscritto al necessario fine di impedire
un inutile ampliamento del dibattito a valutazioni più ideologico
politiche che tecniche e quindi funzionali alla individuazioni di soluzioni
concrete.
Nonostante le esperienze politico-culturali ed istituzionali degli illustri
interlocutori non fossero del tutto affini, il dibattito che ne è
scaturito ha espresso valutazioni e giudizi su cui a volte si sono registrate
posizioni quasi antitetiche .Tuttavia è stato tracciato un terreno
certo dove può e deve necessariamente proseguire il confronto
sui temi delicati della Giustizia nelle opportune sedi politiche e legislative,
se si vuol proseguire nella strada di una riforma utile e reale..
Il primo importante tema dibattuto riguarda "il processo al processo"
che per i non addetti ai lavori, sembra quasi un gioco di parole ma
in realtà riguarda un fenomeno degenerativo della nostra macchina
giudiziaria ,più volte bollata dalla Magistratura del Consiglio
d'Europa come lenta,inutilmente complessa ed in definitiva inefficiente
per il cittadino italiano che chiede giustizia.
Il processo al processo comprende ,in sintesi, una serie di istituti
processuali dei quali si può avvalere il cittadino che si ritenga
danneggiato nella sua personale esperienza con il mondo giudiziario.
Il cittadino ingiustamente detenuto in un procedimento conclusosi con
la sua assoluzione piena; l'utente che ottiene il riconoscimento giudiziale
di un diritto solo dopo lunghi anni.
Lo stesso autore, in premessa, non può non denunciare che in
Italia i percorsi e gli strumenti giudiziari che tutelano chi ha subito
gli effetti negativi della macchina giudiziaria e della carenza di professionalità
degli operatori del diritto allorquando afferma che " il processo
al processo riesce ad offrire , con misure meramente risarcitorie, un
surrogato del bene violato".
Il dibattito che segue offre delle soluzioni ma indica anche le responsabilità
del problema che investono, a vario titolo e con maggiore e minore intensità,
tutti i protagonosti del processo, magistrati ed avvocati compresi.
Nelle pagine successive del testo, poi, emerge la necessità che
il mondo della giustizia sia pervaso "da una vera e propria rivoluzione
culturale in cui le varie forme dell'agire giuridico siano mirate agli
interessi reali da soddisfare e ai risultati da conseguire." Il
dott.Caferra, in pratica rivolge un invito sia allo studioso che all'operatore
del diritto a mutare forma mentis anteponendo a tutto la cultura piuttosto
che atteggiamenti e comportamenti formalistici che prima o poi sfociano
nel c.d. "burocratismo".
Sostiene, infatti, che all'operatore del diritto che valorizza e si
ferma agli aspetti formali del processo " sfugge il carattere strumentale
delle varie procedure rispetto ai beni della vita ed algi interessi
in giuoco".
A tal proposito l'autore ammonisce che "se il garantismo costituisce
l'aspetto positivo del formalismo giuridico, il burocratismo è
il figlio degenere" e non esita nell'ammettere che " non vi
è dubbio che il virus del burocratismo circola non solo nei piccoli
uffici ma anche ai vertici della organizzazione giudiziaria".
In questo caso può avere un ruolo importante la istituzione di
una scuola superiore della Magistratura, come si suggerisce nel testo
in esame, dove si possano insegnare i principi e valori essenziali di
una vera e propria cultura della giurisdizione. Anzi una cultura europea
della giurisdizione laddove le diverse magistrature cooperino al fine
di affermare i principi e diritti fondamentali e comuni a tutti gli
stati?
Il confronto segue poi su altri temi importanti quali il promovimento
dell'azione penale da parte della pubblica accusa: deve rimanere pubblica
o può divenire facoltativa, cioè riguardare una gamma
più ristretta di reati, previa selezione da parte dell'esecutivo
che, in visione di un obiettivo politico, ritiene opportuno perseguire
solo alcuni, e non tutti, i fenomeni criminosi?
Sullo specifico tema si rimanda alla lettura del testo non potendo la
presente recensione, per ovvie ragioni di sintesi, rappresentare in
modo corretto ed esaustivo le posizioni espresse dai tre illustri interlocutori
sul delicato tema.
Nelle pagine successive dell'opera il dibattito si sofferma sui possibili
modelli alternativi alla giurisdizione statale al dichiarato fine di
risolvere l'intasamento dei tribunali, oberati da troppe controversie
pendenti.
Anche in questo caso il confronto registra una quasi unanimità
di vedute sul ruolo di collaborazione che può e deve avere l'Avvocatura
in vista di una possibile risoluzione del problema, anch'esso delicato
posto che concorre ad incidere sulla domanda di giustizia del cittadino
più celere e,quindi, più efficace.
In definitiva la idea principale ( ma non esclusiva) che il brillante
testo in esame intende affermare è che il processo deve garantire
la effettività dei diritti dei cittadini attraverso un percorso
temporale ragionevole.Tutela dei diritti, efficacia e tempi della giurisdizioni:
ai suddetti principi,non a caso, è intitolata la Relazione al
Parlamento del Consiglio Superiore della Magistratura, redatta, come
anticipato prima , dal Dr. Vito Marino Caferra e plaudita dal Presidente
della Repubblica, On. Carlo Azeglio Ciampi, Presidente dello stesso
CSM, in sede di approvazione del documento a Palazzo dei Marescialli,
in data 2 ottobre 2001.
Chiudiamo il presente e modesto contributo con poche e significative
parole dello stesso Presidente Ciampi, riportate in uno dei diversi
ed interessanti documenti contenuti nell'appendice del libro: "Occorre
che i colpevoli siano posti in condizione di temere una tempestiva condanna
e una sanzione certa e che gli innocenti abbiano la fiducia della loro
assoluzione altrettanto tempestiva e certa; che i debitori sappiano
che dovranno pagare e che i creditori sappiano che avranno il loro danaro,
e non soltanto una sentenza che resta sulla carta".
Avv.Alessio Carlucci
Avv. Roberta Milano
Rispettivamente Presidente e Componente
il Direttivo
Associazione Avvocati Acquaviva e Cassano
|