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| Art.
3 dello Statuto “l'Associazione ha lo scopo di promuovere ed aggiornare
la cultura giuridica e forense; valorizzare l’Avvocatura, anche nei suoi
aspetti previdenziali; analizzare i problemi che coinvolgono l’attività
professionale della classe forense e proporre soluzioni alle competenti
Autorità; divulgare i diritti di difesa della persona; promuovere
lo sviluppo delle comunicazioni finalizzato all’esercizio della professione
degli Avvocati anche attraverso la creazione e la gestione di una rete
informatica…; collaborare con Autorità, Enti ed Associazioni; incoraggiare
studi, pubblicazioni, manifestazioni, mostre ed esposizioni”. |
| 11 Dicembre 2000
Sala convegni Ospedale "Miulli" |
| DR. LUIGI ESPOSITO - Pediatra - Aspetti Clinici - |
| DR. FRANCESCO PAOLO OCCHIOGROSSO - Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari - Abuso e Sistema Legale - |
| DR. SAVERIO ABBRUZZESE - Psicologo - Indicatori e Aspetti Psicologici - |
| DR. ALFONSO MAGNATTA - Commissario del Comune di Acquaviva delle Fonti - Situazione Minorile sul Territorio - |
| DIBATTITO- Interventi - Avv. Luciano Iacobellis - Dr. Gaetano Vavalle - Dr. Occhiogrosso - Dr. Saverio Abbruzzese - |
| CONCLUSIONE DEI LAVORI - Avv. Lucrezia Maselli - |
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Questo
sito è curato dagli Avvocati
Tommaso
Milella e
Vito
Pasciolla
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Copyright©2001-2003
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AVV. ALESSIO CARLUCCI
L’associazione degli Avvocati e praticanti Avvocati di Acquaviva e Cassano si costituisce anche per agire nel sociale, per instaurare un rapporto di comunicazione diretta con la gente.
La difesa dei diritti della persona rientra anche e soprattutto nell’oggetto sociale del nostro statuto e, quindi, la discussione con i cittadini di temi sociali e giuridici di particolare rilevanza e pregnanza, perché attinenti, appunto, alla sfera dei diritti fondamentali dell’essere umano rappresenta un impegno, un contributo, che ci sentiamo di dover assicurare.
Ed è in questa ottica che rientra il tema del presente convegno. Il minore e gli abusi che si consumano quotidianamente in suo danno è un argomento oramai molto sentito da tutta la società civile. Quando un bambino è oggetto di una violenza psichica o morale di una minore o maggiore intensità, tutti quanti ne percepiamo l’offesa anche se il bambino non è nostro figlio, nostro fratello, figlio di un nostro amico.
A maggior ragione molti sono vivamente preoccupati per i loro figli a fronte delle mille insidie che incombono sui minori, prima fra tutte la piaga terribile della pedofilia.
Oggi qui ci sono degli illustri, qualificati relatori che offriranno un contributo prezioso sia per comprendere il delicato fenomeno degli abusi e dei maltrattamenti, che è un fenomeno molto ampio; riguarda diverse tipologie di lesioni o offese al mondo dei minori e, sicuramente, ci diranno quali tipi di interventi si possono adottare, gli ambiti entro cui si può fare qualcosa soprattutto sul piano multidisciplinare.
Qui abbiamo il magistrato, il dr. Occhiogrosso, il magistrato onorario psicologo, il dr. Abbruzzese, il pediatra, dr. Esposito, l’avv. Maselli, esperta in diritto minorile, il dr. Alfonso Magnatta che porterà la testimonianza della istituzione locale nel campo.AVV. LUCREZIA MASELLI
Negli ultimi tempi si parla molto di maltrattamenti e abusi sui minori e ci dobbiamo chiedere se questo avviene perché sono effettivamente aumentati o se perché la società si è "messa gli occhiali" verso il fenomeno.
I maltrattamenti all’infanzia sono sempre esistiti e il bambino nella storia dell'Umanità è sempre stato oggetto di abuso, di maltrattamento, di abbandono, ma negli ultimi anni si sta certamente sviluppando una diversa consapevolezza e, soprattutto, il bambino viene osservato con un ottica più ampia che non prende in considerazione esclusivamente il concetto di maltrattamento fisico o sessuale, ma si estende anche alla trascuratezza e agli abusi psicologici. Migliaia di bambini ogni anno sono vittime di maltrattamenti compiuti da adulti in ogni classe sociale e, molto spesso, anzi nella maggioranza dei casi, in ambito intrafamiliare.
Volendo definire il maltrattamento possiamo aderire alla definizione del Consiglio di Europa secondo cui integrano maltrattamento “gli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o le lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale”.Nelle sue differenti manifestazioni è un fenomeno sommerso in quanto non si impone all’attenzione se non quando ha raggiunto livelli di gravità elevati e se, nella forma del maltrattamento fisico e nella trascuratezza i “segni” sono più manifesti e facilmente riconoscibili, il maltrattamento psicologico e l’abuso sessuale sono i più difficili da essere individuati se non quando hanno già determinato effetti devastanti sullo sviluppo della personalità del bambino.
E' fondamentale intervenire e, per farlo, occorre rilevare. Nel rilevamento sono coinvolte diverse aree professionali e sono soprattutto i pediatri e i medici di pronto soccorso che hanno la responsabilità e l'impegno del riconoscimento e del rilevamento. In particolare, il pediatra è la prima persona che vede il bambino dalla nascita e che viene chiamato all'interno della famiglia: è il primo professionista che può riconoscere le condizioni di disagio in cui il bambino vive e quindi che può individuare un bambino a rischio di abuso. L'area professionale successiva è rappresentata dalla scuola, materna ed elementare, anche se dall'esperienza clinica si è notato che quando i maltrattamenti e gli abusi vengono riconosciuti in età scolare, i danni sono già elevati.
In Italia è notevolmente cresciuta la sensibilità degli operatori e delle forze dell'ordine rispetto alle denunce o ai sintomi di abuso. Non sono previste prescrizioni atte a realizzare la qualificazione, il coordinamento e la collaborazione tra gli operatori, con la creazione di pool e di servizi a tutela della vittima; ma queste carenze sono state colmate, in alcuni casi, con la creazione di intese tra uffici giudiziari nei casi di abuso sessuale in danno di minori, con le quali sono state sancite modalità di coordinamento tra i rispettivi uffici; una sorta di protocollo operativo tra le procure della Repubblica presso il tribunale ordinario e la magistratura minorile.
Il naturale propulsore del complesso meccanismo di protezione che in una situazione di abuso coinvolge diverse competenze quali quella del giudice penale ordinario, sovente del giudice delle separazioni, dei servizi sociali, dei servizi medico specialistici e degli avvocati è, sicuramente, il Tribunale per i minorenni.
Gli interventi di prevenzione e trattamento, però, per essere efficaci devono avere un carattere multidisciplinare.
La violenza ai bambini è una manifestazione della difficoltà nel vivere, per coglierla sono indispensabili strumenti precisi, ma flessibili, la conoscenza del fenomeno e la consapevolezza di non poter agire da soli. La preparazione degli operatori è il nodo fondamentale di tutta la tematica relativa alle attività di prevenzione e di accertamento dei maltrattamenti sui minori, di tutela dei bambini e degli adolescenti vittime di abuso, e anche di cura e di recupero degli autori degli abusi.E' necessaria una formazione permanente, con la qualificazione degli operatori per evitare di porre in essere errori; deve esserci la competenza per decodificare i segnali del maltrattamento. Devono essere coinvolti professionisti specializzati che operino in stretta collaborazione e che abbiano acquisito competenze culturali e tecniche specifiche. Un errore comune e gravissimo per le conseguenze (che sono le mancate rilevazioni e le mancate segnalazioni di abuso, le diagnosi scorrette, i pasticci processuali, gli interventi sbagliati) è quello di ritenere che sia sufficiente essere un bravo medico, un bravo insegnante, una assistente sociale attenta e scrupolosa, un ginecologo preparato, uno psicologo infantile competente, un giudice minorile esperto o un avvocato specialista in diritto di famiglia, per condurre correttamente un caso di maltrattamento o abuso sessuale di un bambino.
Purtroppo non è cosi perché sono anche richieste, nell'ambito di ciascuna professionalità, una conoscenza approfondita del fenomeno nelle sue peculiarità, insieme alla capacità di dare un giusto peso a ciò che si percepisce e di integrarsi con le professionalità altrui. Avere l'umiltà, oltre che la capacità, di conoscere il limite della propria competenza professionale e lasciare spazio all'intervento dell'altro esperto.
Tutti coloro che si trovano a dover affrontare un caso, o anche solo un sospetto di maltrattamento o di abuso, hanno la responsabilità (e in molti casi l'obbligo) della segnalazione. Perché ci sia materia sufficiente, al di là dell'evidenza del maltrattamento fisico, basta la gravità dei fatti riferiti e l'evento stesso della rilevazione. Per fare ciò è fondamentale la disponibilità di concetti, strumenti mentali che permettano di "vedere" la violenza. Ma anche in presenza di tali strumenti spesso resiste la tendenza ad ignorare il problema.Non saper che fare, non essere capaci di districarsi nel garbuglio delle competenze, difficoltà di valutare le parole e di interpretare i segnali di un bambino, incertezza circa l'affidabilità dell'operato altrui, sfiducia negli interventi terapeutici.
Il più grave ostacolo alla tutela di un minore vittima è rappresentato proprio dalla difficoltà mentale di accettare che il fatto denunciato sia realmente accaduto; il commento immediato e spontaneo di chi riceva una notizia di maltrattamento, ma soprattutto di abuso, è del tipo: "non è possibile", "non può essere vero". Vedrete poi delle diapositive che vi mostrerà il dr. Esposito e che sono limitate ai casi di maltrattamento; si ha una reazione di incredulità, io sono decine di volte che le vedo, però la reazione è sempre quella. Talvolta ho sentito dire: "Non posso segnalare perché non sono sicuro…", ma nessun insegnante, medico, avvocato può essere sicuro sulla base della propria competenza specifica delimitata: sarà il Giudice ad avviare le procedure di accertamento.
Coloro che sono preposti alla tutela dei minori, devono porre al centro dell'attenzione il bambino, identificarsi con lui e con i suoi bisogni, mettersi al posto del bambino e attivarsi nella sua protezione. Non si deve aver timore e si deve sdrammatizzare il problema della falsa denuncia.
Se si lavora con la necessaria preparazione e competenza, una gestione del caso centrata sul bambino andrà a confliggere con gli interessi degli adulti solo quando essa porti ad accertare la veridicità dell'accusa; l'adulto ha interesse ad accertare la verità solo se innocente, il bambino sempre.
La protezione del minore si persegue attraverso l'accertamento della verità che è una condizione essenziale. Si pensi al bambino usato come strumento di una falsa denuncia nell'ambito della separazione o del divorzio;, vive infatti una situazione di alto rischio e deve essere protetto attraverso lo svelamento e lo smascheramento della calunnia o della finzione.
Deve essere ben chiaro che segnalare un abuso ed attivarsi con urgenza per l'accertamento dei fatti non significa dover assumere comunque provvedimenti drastici o avventati. L'allarme e la necessità di protezione del minore nulla hanno a che vedere con la superficialità o il pressappochismo delle iniziative. L'allontanamento del bambino dal nucleo familiare, per esempio, sarà indispensabile solo quando si sia raggiunta adeguata certezza della veridicità dell'abuso o quando lo stesso ragazzino o l'adolescente nel rivelare l'abuso chieda di essere tutelato con l'allontanamento, cui dovrà seguire per lui anche l'immediato sostegno psicologico.
Rispetto ai provvedimenti da assumere, così come riguardo alle iniziative processuali da condurre nei vari ambiti di competenza, è di fondamentale importanza il costante collegamento e coordinamento tra gli uffici giudiziari che procedono contemporaneamente.
Ognuno deve fare bene il proprio lavoro, ciascuno deve imparare a svolgere la propria parte. Devo passare ad altri operatori le informazioni derivanti dal mio ambito istituzionale, in modo che si possa attivare un intervento in rete. Il maltrattamento richiede un lavoro di squadra, in cui ognuno assume le proprie responsabilità. Nei casi di maltrattamento e abuso la segnalazione ai servizi competenti è l'unica soluzione possibile. In questi casi non bisogna perdere tempo cercando soluzioni alternative che probabilmente non esistono o che non siamo in grado di porre in essere.
La segnalazione può essere fatta: agli operatori dei servizi sociali, parlando direttamente con l'assistente sociale o scrivendo una lettera con tutti i dati del bambino che si intende segnalare. Non si dovrà esitare ad informare direttamente l'autorità giudiziaria qualora dai servizi non giungano segnali di effettiva presa in carico della situazione e di elaborazione di un progetto; alla Procura della Repubblica presso il T.M. interessato per territorio: la segnalazione non dovrebbe essere anonima, perché, ovviamente ci potrebbero essere delle implicazioni successive o comunque l’esigenza del Giudice di approfondire determinati aspetti che noi abbiamo segnalato.
Tutti i pubblici ufficiali (cioè tutti coloro che lavorano nelle istituzioni pubbliche) hanno il dovere di segnalare una situazione di abbandono o di maltrattamento di cui vengono a conoscenza.
Qual è il compito dell'avvocato in questo sistema di cooperazione? Al di là della funzione di consulente per i vari operatori che possono avere la necessità di consultare un legale per saper come muoversi in questi casi, è necessario distinguere il diverso ruolo che l'avvocato riveste a seconda che sia il difensore di una persona imputata di maltrattamenti o abuso, l'avvocato della vittima del reato, il curatore del minore, il difensore dei genitori dinanzi al T.M., l'avvocato della separazione e del divorzio. La formazione dell'avvocato si svolge nella logica della contrapposizione.E' necessario, però che l'avvocato che si occupi di minori, assuma un atteggiamento differente che attui un equilibrio tra poteri e doveri. Non intendo dire, ovviamente, che la protezione della vittima possa prescindere dall'accertamento della verità e dal dovere di lealtà, ma che abbia equilibrio tra la sua funzione di difensore e la necessaria attenzione alle conseguenze per il minore.
L'avvocato ha il potere di attivare un procedimento, di fare una causa, di coinvolgere in una lunga vertenza altre persone, di influire su una vicenda umana agendo in giudizio.
=>E' un potere che se mal usato, può essere drammaticamente intrusivo quando ci sono dei minori coinvolti
=> è questa strada migliore per affrontare il problema? O piuttosto sarebbe preferibile ricorrere al potere di transazione?
=> potere di mediazione, di persuasione, di orientamento, di chiudere una causa, di agire scegliendo la strada della separazione consensuale piuttosto che della separazione giudiziale?
L'avvocato può agire facendo un uso spregiudicato dei suoi poteri o un uso attento alle conseguenze per il minore. In questo caso sarà riuscito ad inserire l'interesse del minore all'interno dell'interesse e delle aspettative del proprio cliente. E ci sarà equilibrio.
Un altro aspetto da considerare è la necessità della specializzazione dell'avvocato nel settore della famiglia e dei minori; specializzazione giuridica, ma anche qualcosa in più: formazione permanente, entusiasmo, disponibilità, progettualità sociale.
Con la trasformazione che hanno avuto il diritto di famiglia e quello minorile, la categoria dell'interesse del minore ha ceduto il posto alla categoria meno ambivalente e meno incerta dei diritti del minore. Si profila, quindi, per l'avvocato uno spazio di intervento di grande rilievo visti i singoli diritti che al minore sono e saranno riconosciuti.
E' importante però che in futuro questi siano veramente azionati, che sia garantito al minore l'accesso alla giustizia, che qualsiasi minore vittima di gravi reati, di maltrattamenti, di abusi, possa rivolgersi direttamente ad un avvocato per la tutela giudiziaria civile e penale dei suoi diritti.
E' fondamentale, quindi, promuovere e difendere la nuova cultura dell'infanzia, offrendo una più vasta capacità di attenzione ai problemi e alle esigenze dell'anima infantile da parte delle varie categorie di professionisti (area sanitaria, area sociale e giuridica, scuola) che si occupano di famiglia e bambini.DR. LUIGI ESPOSITO
Aspetti cliniciTratterò il problema dal punto di vista prettamente clinico, anche perché è solo quella la mia esperienza. I maltrattamenti e l'incuria dei bambini rappresentano un problema pediatrico e di salute pubblica di grande rilevanza. L'incidenza del maltrattamento e dell'incuria è sicuramente aumentata in questi ultimi tempi, ma non bisogna dimenticare il sostanziale aumento delle denunce.
Sono state identificate quattro forme principali di maltrattamento: il maltrattamento fisico, la violenza sessuale, l'incuria e il maltrattamento psicologico. Non infrequentemente, uno stesso bambino può essere vittima di più di una di queste forme.
L'incuria conta il maggior numero di casi, poi vengono i maltrattamenti fisici, le violenze sessuali ed infine con un numero molto esiguo i maltrattamenti psicologici, forse per la difficoltà diagnostica che questi ultimi presentano. Questi dati possono sottostimare significativamente il numero reale, si pensa infatti che per ogni caso denunciato ne vengano omessi due.
L'incidenza epidemiologica del maltrattamento infantile è maggiore negli strati socioeconomici più bassi, forse per lo stress cronico dovuto al vivere in povertà e con problemi di socializzazione. Ciononostante, il maltrattamento è un fenomeno presente in tutti i gruppi socioeconomici e culturali della società, anche se quelli degli strati sociali più bassi, hanno più probabilità di esservi portati.
Fattori di rischio legati ai genitori:
1. Storia pregressa di maltrattamenti subiti da bambini.
E' doveroso dire che non tutti i bambini che hanno subito maltrattamenti da adulti maltratteranno i bambini. Infatti coloro che non lo fanno, di solito hanno avuto una relazione intensa, di lunga durata e di sostegno, con un adulto che non ha abusato di loro. Ciò sembra aver permesso lo sviluppo di migliori sistemi di supporto sociale.
2. Scarsa socializzazione e mancanza di fiducia negli altri.
Queste persone hanno difficoltà di relazione, sono stati inadeguatamente formati come adulti e sono socialmente isolati in quanto scarsamente capaci di sviluppare e utilizzare i sistemi di supporto. Essi capiscono poco dello sviluppo di un bambino e quindi anche delle sue ragionevoli aspettative e dei suoi bisogni psicologici. Un esempio tipico è quello di una madre non sposata, che vive con una serie di compagni, ognuno dei quali resta per un breve periodo per poi andare via ed essere rimpiazzato da un altro. Questi uomini non hanno alcun interesse nei bambini della donna e tendono ad avere poca pazienza con loro.
3. Limitata capacità di controllare lo stress, la rabbia e la frustrazione e tendenza ad esplodere con violenza, sia verbale che fisica, in risposta a sentimenti negativi.
4. Alcoolisrno, dipendenza alla droga e psicosi.
Fattori di rischio legati al bambino:
1. Età inferiore a tre anni.
I bambini piccoli non sono in grado di evitare un'aggressione, sono incapaci, dal punto di vista dello sviluppo, di esaudire molte aspettative e frequentemente sono negativisti e testardi.
2. Bambini separati alla nascita dalla madre per malattia o prematurità, forse a causa di un legame deteriorato con una madre ad alto rischio.
3. Bambini nati con anomalie congenite o con malattie croniche.
4. Bambini considerati come difficili o diversi.
5. Bambini adottati.
Un pericolo comune che lega tutti questi fattori di rischio, sembra essere quello delle aspettative disattese, sia per aspettative poco realistiche dei genitori che per l'incapacità del bambino di rispondere ad aspettative realistiche in conseguenza di un ritardo di sviluppo, iperattività o disciplina incostante.
Il maltrattamento fisico è definito come il procurare lesioni che suscitano un dolore significativo, lasciano segni fisici, alterano la funzione fisica o mettono in pericolo l'incolumità dei bambino. E' generalmente ripetuto nel tempo e tende ad aumentare di gravità.La precocità della diagnosi, della denuncia e dell'intervento sono essenziali per prevenire lesioni future e più gravi. I padri e i compagni sono di gran lunga coloro che abusano più comunemente, poi vengono le baby-sitter ed, infine, anche le madri.
Gli eventi scatenati più comuni sono il pianto e i problemi legati all'igiene personale del bambino. La diagnosi della lesione provocata è stabilita sulla base di una serie di fattori tra cui i dati anamnestici, fisici e comportamentali.
Fattori anamnestici:
1. La storia è incompatibile con il tipo ed il grado di lesione, infatti la distribuzione o il tipo delle lesioni non è compatibile con il meccanismo riferito, oppure la storia fa ipotizzare una lesione lieve mentre si è in presenza di una lesione grave.
2. La storia o il meccanismo del trauma sono vari dal momento che spesso i genitori non hanno idea di come sia successo.
3. La storia cambia ogni volta che viene raccontata dai genitori a personale sanitario differente; inoltre, i genitori, interrogati singolarmente, forniscono versioni contrastanti.
4. La storia non è credibile, in quanto il bambino avrebbe fatto qualcosa di impossibile per il suo grado di sviluppo.
Fattori comportamentali sospetti:
1. Un ritardo significativo fra l'evento e l'arrivo in ospedale.
2. Il genitore può non mostrare una preoccupazione adeguata alla gravità delle lesioni del bambino.
3. Si può osservare una interazione patologica bambino - genitore se ad accompagnare il bambino in ospedale è il genitore che ha commesso il maltrattamento. Qui aspettative non realistiche, richieste non appropriate od un comportamento impulsivo ed arrabbiato sono espressi dal genitore nei confronti dei bambino. Questi genitori spesso non si rendono conto dei bisogni del loro bambino e non sono sensibili ai messaggi comportamentali.
Segni di allarme:
1. Storia o evidenza di ripetute richieste di intervento medico per incidenti o lesioni.
2. Storia o evidenza di ripetute fratture o di vecchie cicatrici suggestive di lesioni pregresse.
3. Storie di ingestione.
Malgrado in alcune vittime il maltrattamento sia il motivo ufficiale dell'arrivo in ospedale, molti casi giungono riferendo lesini accidentali o problemi chiaramente di secondaria importanza.Nel caso l'anamnesi o l'evidenza dei segni fisici suscitino il sospetto del medico, questi dovrebbe cercare di ottenere maggiori e dettagliate informazioni circa il modo di vita, gli stress e gli attuali sistemi di aiuto psicologico della famiglia.
Un'attenzione particolare dovrebbe essere posta alle crisi personali (malattie, perdita del lavoro, separazione) ed ambientali (condanne pendenti, distacco delle utenze), al grado di isolamento (assenza di aiuti familiari o sociali) ed ai problemi pregressi di violenze, alcool e droga. Gli eventi scatenanti possono essere la testardaggine, il pianto prolungato ed i problemi legati all'igiene personale del bambino.
Queste informazioni e la storia clinica dovrebbero essere ottenute in maniera cooperativa e senza mostrare disapprovazione. Bisogna tra l'altro ricordare che la persona che ha portato il bambino in ospedale potrebbe non essere chi lo ha maltrattato e che molti genitori di bambini vittime di maltrattamenti vogliono veramente aiutarli.
Essi si sentono molto soli, colpevoli ed inadeguati come persone e come genitori. Avvicinando il bambino bisogna rendersi conto che i suoi genitori sono le sole persone che conosce, a cui vuole bene come vuole bene a tutte le persone che hanno cura di lui, e che pensa di meritare in qualche modo i maltrattamenti.
I bambini raramente ammettono di essere stati maltrattati da un genitore o da un'altra persona che si prende cura di loro, specialmente se interrogato direttamente. Se si riesce ad interrogarli da soli, in ambiente piacevole e non minaccioso, si potrebbero ottenere utili informazioni tramite domande indirette, disegni o giochi.
Lesioni fisiche.
Le manifestazioni più comuni dei maltrattamenti fisici sono quelle visibili sulla cute; i lividi e le piaghe sono spesso presenti in sedi inusuali per una lesione accidentale.
La comparsa dei lividi ed il tempo necessario alla loro guarigione sono molto variabili e dipendono dalla forza, dalla profondità, dalla sede e dalla carnagione del paziente.
[diapositive]Lesioni scheletriche.
Due sono i quadri radiologici patognomonici di frattura da maltrattamento che vi mostrerò. Il primo è rappresentato da fratture multiple inspiegabili.
Il secondo tipo è chiamato scheggia metafisaria o frattura ad angolo o frattura a manico di secchio.
[diapositive]Lesioni del sistema nervoso centrale e la sindrome del bambino scosso.
Caratteristiche anatomiche peculiari del lattante fanno si che la testa sia altamente vulnerabile sia perché nel lattante la testa è relativamente grande, 10% del peso corporeo rispetto al 2% del peso corporeo in un adulto, sia perché i legamenti cervicali molto elastici e poco sviluppati, i muscoli del collo deboli, le fossette articolari piatte e le vertebre cervicali con ossificazione incompleta ed angolate anteriormente, diminuiscono la capacità protettiva dei bambini contro i colpi di frusta. E' vulnerabile anche per la morbida volta cranica e gli spazi subaracnoidei grandi che rendono le vene anastomotiche tra la dura madre e la corteccia cerebrale più vulnerabili alla rottura. Inoltre, l'aumentata elasticità e i sottili assoni non mielinizzati, lo rendono più vulnerabile alle lesioni da strappo. Nella sindrome del bambino scosso si riscontrano una serie di rilievi patognomonici che comprendono ematomi subdurali, emorragie retiniche, fratture a scheggia metafisaria, attribuite allo scuotimento o da trauma da impatto anche su superfici morbide come un materasso. La maggior parte delle vittime ha meno di un anno di età, frequentemente meno di sei mesi e spesso non presentano segni esterni di lesioni. [diapositive]
Molti episodi da scuotimento grave o da impatto comportano una perdita di coscienza che spaventa il responsabile il quale, impaurito, lascia il bambino a riposare, sperando che si riprenda. Successivamente, la pressione endocranica può aumentare e possono comparire convulsioni, seguite da ipoventilazione ed arresto respiratorio, aggiungendo il danno ipossico al trauma fisico.
Lesioni addominali
Sono molto meno frequenti; i bambini più piccoli, però, sono molto più vulnerabili rispetto agli adolescenti e agli adulti perché i muscoli addominali sono relativamente deboli, la distanza tra la parete addominale e la colonna vertebrale è breve e i margini costali sono orientati più orizzontalmente con minima protezione dei visceri sottostanti. Le lesioni che si riscontrano più frequentemente sono: ematomi duodenali, lacerazioni intestinali e del mesentere, contusioni pancreatiche o renali, del fegato o della milza.Diagnosi Differenziale
Malgrado sia molto importante scoprire le lesioni dovute al maltrattamento per proteggere i bambini da traumi futuri e potenzialmente più gravi, è altrettanto importante evitare una diagnosi errata di maltrattamento, perché ciò predispone famiglie innocenti ad una lunga procedura investigativa e causa un tremendo stress emotivo. Una diagnosi accurata richiede la precisa conoscenza non soltanto dei tipo di lesioni osservate in seguito a maltrattamento, ma anche dei meccanismi con cui le lesioni sono state inferte e delle loro conseguenze, dei tipi di lesioni accidentali comunemente osservate alle varie età e delle malattie ed alterazioni congenite che predispongono al sanguinamento o ad una aumentata fragilità ossea.
Questi lucidi mostrano gli eventi morbosi che possono mimare le lesioni da maltrattamento fisico e portare i genitori a lamentare lesioni che non ci sono state.[diapositive]Abuso Sessuale
Altro grande capitolo è quello dell'abuso sessuale; è noto ormai che questo fenomeno attraversa tutti i gruppi sociali senza sostanziali differenze di incidenza. L'influenza degli aspetti sociali, di quelli culturali ed economici appare quindi secondaria nella genesi di questi comportamenti. Questo non significa affermare che non esistano fattori di rischio psicologico e sociale rapportabili alle situazioni di abuso ma piuttosto che questi fattori di rischio sono in gran parte aspecifici e cioè non collegabili unicamente a queste situazioni. La definizione più accettata è quella per la quale è definito abuso ogni relazione sessuale imposta da un adulto a un minore. Il coinvolgimento di un minore in una relazione sessuale di questo tipo si basa infatti su una posizione di potere e dominio da parte dell'abusante. L'abuso costituisce, sul piano delle relazioni interne dell'abusato, una devastante esperienza di intrusione che può sovvertire, se non distruggere, i contenuti del suo mondo interno. Al bambino abusato vengono, infatti, imposti comportamenti sessuali anomali rispetto al suo stato di maturazione mentale e fisica e che quindi non può contenere, anche perché raramente ha in quel momento la possibilità di avere vicino a sé un adulto " sano " con cui condividere l'esperienza traumatica. L'abuso sessuale ha in comune con altre esperienze di maltrattamento, la caratteristica di essere, prima di tutto, un abuso psicologico. Quando l'abusante è, come spesso succede, un parente se non un genitore del bambino, questa caratteristica è ancora più gravida di conseguenze negative. Il bambino vittima di maltrattamento mostra spesso una sintomatologia composita, aspecifica, che pur non costituendo una prova certa che vi sia stato un abuso ai suoi danni, certamente può rappresentare un segnale di allarme per la famiglia.
Segni caratteristici del bambino vittima:
1 . Riduzione dell'autostima;
2. Difficoltà ad amare o a dipendere dagli altri, è meno affettuoso, ha un comportamento aggressivo o distruttivo;
3 . Piange o urla con facilità, cambia improvvisamente umore, se la prende con i suoi giochi preferiti o mette il muso o percuote le persone per lui importanti;
4. Ha paura di intraprendere nuove relazioni o attività: è stranamente silenzioso, non sembra incuriosito (come di solito) alle novità e alle nuove conoscenze;
5. La maestra si accorge che qualcosa non va infatti vanno incontro più facilmente a fallimenti scolastici;
6. Fa abuso di alcool o di droga.
Più in particolare il bambino abusato sessualmente mostra un interesse inusuale verso le questioni sessuali e pone domande per capire se tra amore e sessualità c'è un nesso e se c'è sempre amore nella sessualità. Accusa disturbi del sonno, incubi, terrore notturno, enuresi; il bambino ritorna a fare la pipi addosso e non solo a letto, fa sogni paurosi con figure e mostri grandi che lo inseguono e lo trattengono contro la sua volontà. Può essere in preda a sintomi di ansia, depressione e comportamenti di isolamento.
Il bambino non vuole rimanere da solo con una certa persona, chiede di non essere lasciato solo infatti afferma spesso: "non mi lascerai da solo? spesso è proprio questa frase - domanda che il bambino usa per comunicare il proprio problema. Può assumere comportamenti seduttivi nei confronti dell'adulto, per esempio, ricerca del bacio sulla bocca.Per sentimenti relativi al proprio corpo vissuto come sporco o danneggiato, acqua e sapone vengono super usati ed aumenta anche la durata dei lavaggi; lamenta doloretti in varie parti del corpo. Rappresenta in giochi, disegni o fantasie, contenuti sessuali o aspetti dell'abuso.
Denuncia palesemente sintomi di fuga: il bambino comincia ad inventarsi mille scuse per non incontrare una certa persona; piange, si dispera si fa venire malanni improvvisati. Assume comportamento suicida o condotta delinquenziale.
Maltrattamento Passivo o Incuria.
E' la forma più comune di maltrattamento. Nelle sue forme lievi può essere vista come una mancanza di vigilanza e di controllo sul bambino piccolo che è a maggior rischio di incidenti o di ingestione accidentale di corpi estranei.Nelle forme più gravi, il paziente presenta una crescita insufficiente ed un ritardo di sviluppo conseguenti ad un'alimentazione inadeguata. Sono tipici di questi bambini nell'infanzia, una alimentazione irregolare ed inadeguata, uno scarso apporto di relazione ed un minimo trattamento medico di base.
In alcuni casi sembra che il bambino possa essere stato contagiato dall'ansia e dalla depressione materna ed aver sviluppato una anoressia secondaria e disturbi della motilità intestinale. Fattori di rischio: sono simili a quelli osservati nei casi di maltrattamento fisico.
Molti di questi bambini non erano pianificati e voluti dai loro genitori; spesso la gravidanza non è stata seguita in maniera sufficiente; in molti casi il padre ha abbandonato la madre quando ha saputo della gravidanza.
All'esame il bambino appare poco cresciuto e può essere al di sotto del terzo percentile.
[diapositive] Questo lucido fa vedere il grado di malnutrizione raggiunto da questo lattante affetto anche da grave dermatite aspecifica.Sono presenti anche glossite, stomatite, dermatite perinasale e periorbitale per deficit vitaminici. Nei casi più gravi il bambino presenta una diminuzione del tessuto sottocutaneo, un viso emaciato ed occhi infossati e prominenti.
Il modo più facile di confermare la diagnosi di arresto di crescita psicosociale è di allontanare il bambino dal suo ambiente familiare ed osservare la sua crescita.
[diapositive] Un approccio multidisciplinare che coinvolga medici, psicologi ed infermieri facilita enormemente la valutazione delle vittime del maltrattamento e delle loro famiglie e riducono il carico di responsabilità di un solo operatore sanitario. L'obbligo di referto necessita solo di ragionevoli sospetti mentre gli oneri di una investigazione completa devono essere demandati agli organi competenti.DR. FRANCESCO PAOLO OCCHIOGROSSO
Abuso e sistema legale.Oggi c'è più preoccupazione per i propri figli: sì è vero; c'è preoccupazione, ma non so quanto fondata, perché è vero che gli episodi che si verificano sono clamorosi ed è vero che alcuni hanno esiti gravissimi però il dato oggettivo è che, per quanto riguarda le problematiche di violenza sessuale, l'80% di esse hanno carattere endofamiliare, solo il 20% hanno carattere extrafamiliare; il che vuol dire sostanzialmente che non bisogna stare tantissimo attenti a quelli che sono fuori, quanto piuttosto a quelli che stanno dentro la famiglia; gli uni e gli altri hanno bisogno di attenzione però stiamo attenti un autorevole magistrato (Carlo Alfredo Moro n.d.r.) anni fa ha scritto un bel volume che si chiama "Erode fra di noi" e credo che questa debba essere la prospettiva entro la quale muoverci.
E in questo senso non so quale debba essere la lettura di un fatto che si verifica sempre più frequentemente quando si creano delle separazioni e dei divorzi e cioè il fatto che un genitore accusa l'altro, abbastanza frequentemente, ormai, di abuso sessuale sui figli.
Una certa fetta della realtà che vede o che legge questo fenomeno intende questo come una prospettiva cinica e di strumentalizzazione di questo argomento per impedire all'altro coniuge di incontrare i figli e in questo io credo che allora il discorso dell'avv. Maselli sul ruolo dell'avvocato e sulla sua deontologia diventi particolarmente importante. Un'altra opinione dice invece che questi fenomeni spesso sono sepolti, sono sommersi e solo quando si libera una condizione familiare meno oppressiva collegata alla separazione escono fuori.
Questo è uno dei fatti nuovi che i giudici spesso rilevano nell'ambito della lettura dei fatti giudiziari e che sono collegati certamente al fenomeno dell'abuso. Vorrei anche aggiungere che condivido la sottolineatura che ha fatto l'avv. Maselli per quanto riguarda il ruolo dei pediatri; il fatto cioè, che spesso o che talora si dice "non posso segnalare perché non sono sicuro, non sono in grado di procedere a questo"; io credo che il rischio sia l'opposto. Il rischio è di omettere un doveroso comportamento, che è quello di segnalare situazioni a rischio che esigano un intervento dell'autorità giudiziaria. Il pericolo non è quello di segnalare, ma al contrario di non segnalare.
E, purtroppo, devo però evidenziare che, malgrado i pediatri dimostrino di saperne tanto in tema di abuso e maltrattamenti, tuttavia noi ormai da tanti anni non abbiamo ricevuto una sola denuncia di abuso e maltrattamento da pediatri o da strutture ospedaliere, il che induce a pensare perché queste mancate segnalazioni; arrivano dai servizi sociali, dalla polizia, dalla scuola non arrivano invece dagli ospedali.
Questo è un punto che forse merita un approfondimento, un ampliamento, probabilmente una riflessione ulteriore da parte degli stessi pediatri; non a caso su questo essi stanno preparando corsi di formazione, incontri di approfondimento e questo mi sembra abbastanza importante.
Fermandomi un momento sul tema del maltrattamento io ho dei dati che non sono in piena sintonia con quelli che il dottor Esposito ha evidenziato.In Italia emerge che non siamo in grado di indicare l'entità del fenomeno maltrattamenti di tipo non sessuale, perché si dice, l'unico elemento oggettivo e concreto sono i dati giudiziari comprensivi non solo del maltrattamento all'infanzia, ma anche di altro fenomeno (per esempio nel reato di maltrattamento in generale vi sono anche compresi i reati a carico di persone adulte incapaci).
Nel reato di abbandono vi sono ugualmente dei maggiorenni, nel caso di reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare non sono solo quelli relativi alla prole. Sicchè il dato relativo al 1999 che parla di 6 casi di infanticidio, di 388 casi di abbandono di minorenni o di incapaci o di violazione degli obblighi di assistenza familiare che sono 4201, quelli di maltrattamento che sono 2290, sono solo in senso ampio indicativi, perché non riguardano soltanto i minorenni, riguardano le persone che sono state denunciate per questo tipo di reato.
Poi avrei qualche perplessità per l'indicazione della categoria dell'adottato come di categoria di maltrattato; personalmente non mi risulta che la categoria dell'adottato sia tanto diversa o maltrattata da costituire una categoria diversa.
Mi sembra che sia nella situazione media. Personalmente non ho avuto mai casi di indicazione di bambini maltrattati; sarei felice di essere smentito, ma mi pare che nei dati percentuale la situazione non sia diversa da quella della normalità. Posso invece attestare che, per quanto riguarda gli adottanti, conosco fior di adottanti splendidi, bravissimi, che adottano anche bambini down, che adottano bambini bianchi e neri e che non hanno manifestazioni di discriminazione di nessun tipo.
Vorrei sottolineare qualcosa in tema di violenza sessuale e mettere in evidenza qualche punto; innanzi tutto l'importanza in questo campo, come in ogni altro, tipo il maltrattamento, della qualità e quantità dei servizi sociali territoriali.Oggi stiamo fermando finalmente l'attenzione sui servizi sociali, anche se al sud siamo in ritardo su questi punti, comprendendo che ormai occorre non solo che gli operatori sociali siano quantitativamente adeguati al bisogno che emerge, ma anche che occorre una qualità diversa del loro intervento.
In sostanza, come per il medico c'è il medico di famiglia, ma poi ci sono i medici specialisti, così sempre più è necessario che avvenga per quanto riguarda gli operatori sociali. E così sta avvenendo, almeno nella legge, perché per esempio con l'entrata in vigore della legge sull'adozione internazionale è previsto espressamente che, oltre all'attività degli assistenti sociali di territorio, ci siano indagini, approfondimenti di particolare rigore e particolarmente qualificati che richiedono equipe specifiche.
La stessa cosa sta avvenendo nell'ambito della violenza sessuale o in altri ambiti nei quali sempre più si connette il diritto del bambino o, comunque del soggetto debole, ad una condizione con operatori che siano qualificati per conoscere bene l'intervento, il bisogno e che siano professionalmente attrezzati.
Per quanto riguarda in particolare il nostro ruolo, io credo che noi possiamo e dobbiamo conoscere più approfonditamente questo tema. Ne abbiamo la possibilità; credo che ormai più o meno una larga parte degli operatori, delle persone, dei cittadini siano in grado di usare internet e quindi siano in grado di procurarsi questo documento che è la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 3 Agosto 98 n. 269, ma anche quella sulla violenza sessuale, la l.66/96, cioè una documentazione ricca e puntuale sulla panoramica della condizione in tema di violenza e abuso in Italia negli ultimi anni.Quello che emerge e che io intendo sottolineare, e che nasce anche dalla esperienza, si connette al senso e al significato di queste due ultime leggi in rapporto alle quali si è posto, dal punto di vista tecnico giuridico, tutta una serie di delusioni collegate al modo in cui queste leggi sono state fatte, ai loro contenuti, al sistema sanzionatorio, all'assenza di qualunque previsione di tutela delle vittime. Sono previste delle sanzioni molto più gravi, ma anche delle attenuanti particolarmente consistenti e, quindi, sembra esserci un effetto quasi gattopardesco: si cambia per non cambiare.
Allora cosa c'è di nuovo in questa legge? Credo che ci sia qualcosa di importante che sta cambiando, e di cui la legge è un momento, una tappa, ma che è collegata anche ad una evoluzione che ha più tappe e che forse ne avrà altre; è un discorso di crescita di cultura di tutta l'opinione pubblica.
La legge 66/96 ha toccato due punti: il problema della violenza sulla donna e il problema della violenza sui bambini. In entrambe queste materie ha inciso profondamente sul piano culturale prima ancora che sul piano normativo. Sul piano, infatti, della violenza, la situazione era quella di una condizione nella quale la donna veniva considerata come vittima predestinata di ogni sorta di aggressione in casa, nel mondo del lavoro, per la strada; vittima di una serie di molestie, intese quasi come fisiologiche al rapporto uomo donna.Questo clima, negli ultimi anni, sta in parte cambiando grazie al movimento femminile che ha messo in discussione il ruolo della donna nella società e la ha intesa non come una passiva vittima dell'aggressione maschile, ma come persona in grado di portare avanti la concretezza della sua sessualità non più negata, ma affermata in modo paritario.
E' questo un nodo importante perché è il senso del fatto che questi reati non sono più reati contro la moralità pubblica, ma contro la persona. Cosa significa questo? Prima si diceva che la violenza fatta alla donna costituiva una violenza con offesa all'onore della donna, alla sua reputazione di illibatezza e che questa andava riparata, appunto, con il matrimonio riparatore.
Oggi questa legge afferma che non c'è un onore da difendere, che non ci sono disonori da nascondere, ma che invece c'è una violenza, c'è un abuso, c'è una condotta illecita e penalmente grave che deve essere punita. Questo è il dato importante. Ma per arrivare a questo punto noi siamo passati da una legge del 1981, la n°442, che abrogava la rilevanza penale della causa d'onore; siamo passati dalla riforma del codice di procedura penale che sanciva il diritto degli enti e delle associazioni rappresentative di interessi lesi dal reato a intervenire nel processo penale.
E prima, non molto tempo fa, il processo penale era, in realtà, un processo alla vittima, era la donna che veniva messa in discussione nel processo di violenza sessuale. Tutto un tipo di cultura tradizionale che, lentamente, ha portato ad una evoluzione in questo senso, ad una crescita, ad una cultura, ad una attenzione, ormai generale, che si va diffondendo. Certo i tempi sono lenti, la cultura non nasce immediatamente, però questo sta avvenendo.
Per quanto riguarda i bambini, finalmente questa legge consente un ascolto del minorenne a misura del minorenne. Cosa vuol dire? Vuol dire che prima il bambino non era considerato credibile, non si credeva a quello che diceva, il bambino viveva le sue fantasie e inventava le cose.Quando anche veniva sentito o da un giudice o da un pubblico ministero, era ascoltato in un ambiente caotico, da persone non preparate e non formate che, non avendo le competenze necessarie, non riuscivano a comunicare con il bambino, il cui discorso non risultava coerente.
Oggi la conoscenza della cultura minorile, ha fatto capire che il bambino è credibile a condizione che possa usufruire di particolari situazioni di sicurezza. Per esempio, si stabilisce che il bambino non sia necessariamente ascoltato in un'aula di giustizia, ma che venga sentito fuori, in un ambiente a maggiore protezione per lui.
L'ascolto in incidente probatorio avviene in un ambiente con specchi unidirezionali, che è ambiente protetto: il bambino, con la persona che lo ascolta, che normalmente è uno psicologo, è all'interno di questo ambiente, protetto da una serie di vetri che non gli consentono di vedere all'esterno, ma che consentono, invece, a chi sta fuori di vedere quello che accade dentro; parla con lo psicologo, tutto quello che dice viene registrato e questo ambiente è collegato con un citofono con la parte esterna, dove c'è l'imputato, c'è il difensore, c'è il pubblico ministero, in modo che siano garantiti i diritti della difesa nel modo più pieno.
Ma il bambino, che pure sa che le persone stanno fuori, tuttavia non le vede, dopo qualche minuto non ci pensa più, è sereno nella sua determinazione nel racconto, dice quello che sa e lo dice in modo sereno.
Ci si è resi conto che ha tempi brevi di concentrazione e che, quindi, deve essere sentito da persone in grado di cogliere i tempi e adeguate a questo ascolto; bisogna essere pazienti con lui e anche avere delle modalità di ascolto particolari che lo aiutino ad esprimersi bene: un bambino non è in grado di precisare in termini tecnici le modalità di una violenza subita ed ecco, allora, che si è pensato e si è realizzato molto spesso il sistema dei pupazzetti: il bambino con dei pupazzetti indica che cosa era successo, quale era la posizione sua e la posizione degli altri e, vi assicuro, che questo in molti casi ha consentito di capire cose che, altrimenti, sarebbero state assolutamente incomprensibili.
In questo modo si sono fatti davvero grandi passi in avanti, sta crescendo l'attenzione alla cultura nei riguardi del minore; è un percorso importante che vede crescere le tematiche del bambino visto a livello di bambino.
Per quanto riguarda il lavoro che si sta facendo e le prospettive dell'indagine, della verifica, le fasi di questo lavoro sono a due livelli: quella investigativa e quella degli interventi di sostegno per recuperare dalla violenza la vittima, ma anche, quando si tratta di minori, la sua famiglia per capire quale deve essere il futuro di questa.Deve essere un futuro per cui il bambino non dovrà rientrare più in questa famiglia e, quindi, bisognerà pensare all'adozione o a soluzioni alternative o si deve pensare, invece che questo bambino potrà rientrare in famiglia? Capite come siano necessarie persone altamente qualificate, perché siano in grado di comprendere se il maltrattante, se l'abusante che era nella sua famiglia possa essere recuperato o no.
Per quanto riguarda la situazione italiana, i dati delle violenze sessuali subite negli ultimi anni sono significativi; ma un dato mi ha colpito molto: quello che nel 1998 risulta che la Lombardia ha avuto oltre il doppio delle denunce penali rispetto alla seconda regione che è il Lazio; cioè la Lombardia ha avuto 124 denunce di abusi sui bambini, il Lazio ne ha avute 60. Nel 1999 la situazione si è ripetuta nel senso che la Lombardia ha avuto 89 denunce e il Lazio ne ha avute 56. Le altre tutte molto di meno.Allora, a leggere questi dati, c'è da pensare che tutti i violentatori siano in Lombardia. Però, si deve evidenziare che al sud ci sono gravi carenze e che le indagini fatte riguardano osservatori privilegiati, cioè centri particolarmente qualificati. Solo 15 sono quelli individuati in tutta Italia: 13 sono nel centro - nord, nel sud ce ne sono solo due: a Napoli e a Palermo.
In Puglia non c'è niente ed evidentemente è il segno che siamo indietro. Allora, come interpretare il dato precedente? Probabilmente la verità è che al di là delle denunce vi è un sommerso che viene fuori quando i servizi sono più qualificati e quando c'è una professionalità maggiore di chi interviene. Se le cose dovessero essere interpretate in questo modo, c'è da pensare che, nel momento in cui si approfondirà la qualità e la quantità dell'intervento, non si avrà una diminuzione dei casi, ma anzi si avrà un aumento, nel senso che il sommerso è consistente e tuttora è nascosto e che emergerà ancora di più man mano che delle indagini vengono approfondite.
Problemi che meriterebbero un particolare approfondimento sono, per esempio, il coordinamento tra Tribunali ordinari e Tribunali per i minorenni; la professionalità; i pool di intervento degli uffici ordinari che sono oggi individuati come pool fasce deboli, non come pool che si occupano della violenza sessuale sui minori e quindi questo rende meno professionalmente attrezzati questi operatori.Il problema delle scuola e del modo in cui nell'ambito della scuola si debba affrontare il tema dell'abuso sessuale; se si debba parlarne direttamente ai ragazzi o invece agli adulti, agli insegnanti, perché siano messi in grado di conoscere gli elementi e farlo con molta cautela.
E su questo io ritengo necessario richiamare l'attenzione a una frase che il Presidente del consiglio, Giuliano Amato, ha detto proprio in occasione di un incontro su questo tema: "ho terrore del pedofilo, ma ho terrore anche di chi parla ai bambini in maniera così terroristica da far loro perdere la fiducia nel prossimo"; bisogna, cioè, trovare una misura così attenta da far sì che il bambino non perda la fiducia nell'adulto, che sarebbe la sua distruzione, ma che sia ugualmente cautelato e protetto.
E, infine, il problema del considerare l'esigenza del coordinamento (varie regioni hanno già pronunciato delle leggi in questo campo: Veneto, Lazio, Emilia Romagna); l'importanza dei servizi sociali e le esigenze di accoglienza residenziale dei bambini o, comunque, delle persone che hanno subito violenza sessuale.
Su questo tema, come su tanti altri, occorre una conoscenza seria, approfondita, una conoscenza non di cultura emergenziale; si deve tenere presente che questo è un problema con cui dobbiamo fare i conti, ma che la strada prima e più completa da seguire è quella di aiutare i genitori a imparare bene il mestiere di genitori.Oggi c'è una situazione che non comporta più la famiglia patriarcale di una volta in cui il genitore non adeguato poteva essere sostituito da uno zio, dal nonno convivente, ma è costituita la famiglia nucleare in cui, mancando uno dei pilastri, la situazione diventa molto più grave; comporta che questi pilastri siano sostenuti, aiutati e qualificati nel modo di fare i genitori.
Ho qui un documento che è una relazione della prof. Veggetti Finzi che si occupa del modo di essere genitori in cui si affronta anche il problema della informazione al bambino sul problema dell'abuso sessuale.
DR. SAVERIO ABBRUZZESE
Indicatori e aspetti psicologici.Cercherò di leggere il fenomeno dal punto di vista dello psicologo.
Abbiamo visto quelle diapositive sul maltrattamento; è utile vederle, perché, come è stato detto, c'è incredulità e, mentre vedevo le diapositive del dr. Esposito, pensavo a come è nato il movimento che si occupa di questi fenomeni.Agli inizi del secolo, a Baltimora, un'infermiera del reparto di pediatria dell'Ospedale di Baltimora, sentendo piangere tutte le notti la bambina vicina di casa, voleva fare qualcosa e tutte le volte che si andava a rivolgere alla polizia le rispondevano sempre che non erano affari suoi, che non si poteva fare niente perché, all'epoca, i genitori erano liberi di educare i figli come volevano.
Il maltrattamento diventava una forma di educazione. Questa infermiera non si arrese, continuò, si rivolse a degli avvocati e, finalmente, risolse il problema perché trovò un avvocato che si appellò alla legge sulla protezione degli animali.
Riuscì a dimostrare che quella bambina era un animale e come tale andava protetta. Non come figlia, come animale. Così è nato il movimento culturale e di opinione pubblica. Subito dopo ci fu il dr. Kempe, pediatra, il quale utilizzava soprattutto le radiografie, perché aveva notato la incompatibilità che c'era tra alcune fratture e quello che raccontavano i genitori che portavano i bambini all'ospedale.
Abbiamo utilizzato molto spesso il termine abuso; c'è una scuola di pensiero, a cui appartengo, a cui non piace questo termine, abuso all'infanzia, perché se noi continuiamo ad utilizzare il termine "abuso" è come se l'uso fosse consentito. Invece è violenza, non è abuso.Tipi di violenza all'infanzia.
Abbiamo parlato di maltrattamento fisico, di abuso psicologico, di abuso sessuale e, a proposito di abuso sessuale, si è detto che quello intrafamiliare è più frequente di quello extrafamiliare. Ce n'è anche uno che prende il nome di abuso istituzionale e si verifica quando gli autori sono maestri, bidelli, educatori, assistenti di comunità, allenatori, medici, cioè tutti coloro ai quali i minori vengono affidati per ragioni di cura, custodia, educazione, gestione del tempo libero. E non è un caso che la legge del '96 preveda pene più severe proprio per queste persone.
C'è, poi, l'abuso sessuale per fini di lucro, commesso da singoli o da gruppi criminali organizzati per la produzione di materiale pornografico e lo sfruttamento della prostituzione (legge 269) e l'abuso sessuale da parte di gruppi organizzati di cui fanno parte i pedofili. Sta emergendo, sempre più, un'altra forma di abuso sessuale che è quello rituale: messe nere, satanismo; è un fenomeno sommerso che sta diventando sempre più emergente.
Per quanto riguarda, poi, i vari tipi di abuso, vorrei trattenermi sul termine patologia delle cure, perché c'è una distinzione importante da fare: fra discuria, incuria e ipercura. La discuria si ha quando ci sono dei genitori che non riescono mai a vigilare sull'attività, sulle amicizie, sui comportamenti di un bambino piccolo. Dalla grossolana iperprotezione e limitazione dell'autonomia del bambino, già in possesso di adeguate conoscenze, passano poi alla totale trascuratezza.
L'incuria, invece, si ha quando i bambini sono in stato di abbandono. L'ipercura è un fenomeno sempre più frequente; i genitori, in particolare mamme, che sono asfissianti. C'è una particolare forma, molto studiata dai pediatri, che è la sindrome di Munchausen per procura. E' una forma piuttosto rara di abuso fisico e psichico e consiste nella produzione deliberata o simulazione di segni o sintomi fisici o psichici in un'altra persona.Tipicamente, la vittima è un bambino piccolo e responsabile è la madre del bambino; la motivazione di tale comportamento viene ritenuta essere il bisogno psicologico di assumere per interposta persona, cioè il figlio, il ruolo di malato.
In altri termini sono quei genitori che dicono che il figlio è sempre malato e si arriva anche a produrre quella sintomatologia, in modo da essere credibili. Si tratta di una forma molto elaborata di maltrattamento all'infanzia e sta diventando sempre più frequente.
Epidemiologia dell'abuso all'infanzia.
Ci sono una serie di ricerche con cui si individua un range, un arco, anche perché è difficile compiere ricerche sull'abuso all'infanzia, non si possono porre domande dirette ai minorenni, ci saranno altri modi per scoprirlo. Queste ricerche dicono che dal 14% al 64% della popolazione femminile ha subito un abuso e dal 3% al 29% per la popolazione maschile; il che vuol dire che l'abuso è molto diffuso e le vittime sono soprattutto donne. Qualcuno sostiene che il 20% dei minori ha subito una forma di abuso, un bambino su cinque; ovviamente bisogna cercare di capire che tipo di abuso è, quando è avvenuto, perché a seconda dell'età bisogna valutare il consenso, una serie di studi da compiere, però è abbastanza rilevabile.
Effetti a breve termine: malattie sessualmente trasmesse, lesioni fisiche, disturbi affettivi. Come psicologo mi soffermo soprattutto su questi ultimi. Aggressività, sensi di colpa, crisi di collera, ansia, paura, vergogna e bassa autostima, disturbi del comportamento, devianza, incubi, fobie, disturbi del sonno e dell'alimentazione, problemi a scuola.
Effetti a lungo termine: disfunzioni sessuali, difficoltà nell'eccitamento, evitamento o reazioni fobiche all'intimità sessuale, vulnerabilità ad un successivo abuso o allo sfruttamento sessuale, promiscuità, prostituzione, disagio nelle relazioni intime, isolamento, problemi coniugali, depressione, abuso di alcool e droghe, suicidio e, ancora una volta, disturbi nell'alimentazione.
Non c'è molto di specifico, c'è di tutto. Quando ci occupiamo di queste persone che hanno subito, una delle cose che si nota di più è quella chiamata "confusione dei linguaggi", perché chi ha subito un abuso, soprattutto familiare, non sa di aver subito un abuso; la confusione dei linguaggi consente all'abusante, che quasi sempre è il padre, di utilizzare il linguaggio della tenerezza per fare violenza. Poi ci vorranno un bel po’ di anni prima che il bambino si renda conto di aver subito una violenza e quando se ne rende conto iniziano i problemi. Il problema è proprio quello di tenere separati questi linguaggi; quello dell'amore, quello della tenerezza e quello della violenza. E' difficile che queste persone, crescendo, imparino ad amare. Io ho avuto a che fare con una ragazza che aveva subito un abuso all'età di sei anni per la quale era sufficiente che qualcuno le facesse un complimento perché ci andasse a letto, complimento fatto anche per strada (la promiscuità di cui parlavo prima).
Effetti sulle femmine: 1/3 delle pazienti psichiatriche ambulatoriali e circa la metà delle giovani devianti (tossicodipendenza, prostituzione, condotte antisociali in genere), sono vittime pregresse di incesto. Alcune ricerche hanno dimostrato che il 75% delle prostitute sono state vittime, nella loro infanzia, di abusi sessuali.
Effetti sui maschi: in uno studio condotto su soggetti maschi che hanno subito un abuso sessuale da bambini è emerso che più dell'80% abusa di sostanze stupefacenti, il 50% ha avuto propositi suicidari, il 23% ha tentato il suicidio, il 70% ha ricevuto un trattamento psicoterapeutico, il 31% ha sessualmente abusato di altri bambini. Voglio sottolineare quest'ultimo dato perché una delle cose più pericolose che si dice, in questi ultimi tempi, è che gli autori degli abusi sessuali hanno subito nella loro infanzia, un abuso sessuale; l'hanno subito e lo fanno sugli altri: questa è diventata una vera e propria equazione. Perché è pericoloso continuare a dire questo? Immaginate quando questa notizia viene diffusa (soprattutto tramite la televisione dove si ha il così detto "effetto pioggia", nel senso che non si sa dove va a finire questa informazione) cosa può pensare una bambina che ha subito o che sta subendo un abuso sessuale. Questo minore crescerà con la consapevolezza che prima o poi lo farà lui. Questo, in termini psicologici, si chiama abuso secondario. Non è che non sia vero, ma non è sempre vero (lo è in un terzo dei casi) e, comunque, non è il caso di porgere la notizia come se fosse un'equazione.
Effetti rispetto all'età: più giovane è l'età in cui si scopre l'abuso, peggiori ed insopportabili sono le conseguenze che ne derivano. Se lo scoprono altri, nella vittima rimane il dubbio della complicità. Tutti gli studi clinici che sono stati fatti sulle vittime di abuso hanno accertato una cosa interessante: se lo svelamento, l'autoconsapevolezza dell'abuso, è spontaneo, si supera meglio; l'elaborazione di quello che è successo è più facile. Di solito accade che la bambina che ha subito l'abuso, intorno ai tredici, quattordici anni, si rende conto di averlo subito, si ribella, lo dice alla mamma, sperando che la capisca e che non si schieri con il papà (succede anche questo).
Se la rivelazione succede autonomamente, l'elaborazione successiva dell'abuso, cosa molto lunga e laboriosa, va meglio; se invece la rivelazione o lo svelamento dell'abuso viene fatto da altri, di solito la madre, il rischio è che a questa bambina rimane il dubbio "se non lo avesse detto mia madre, io l'avrei mai detto? E perché non lo dicevo? Se è stato necessario che lo dicesse mia madre vuol dire che in qualche modo mi piaceva".Questo rientra nella confusione dei linguaggi di cui si parlava prima. Il problema di noi psicologi è: nel momento in cui ci rendiamo conto che c'è un abuso, dobbiamo aspettare che ci sia un'elaborazione autonoma interna? Ovviamente no, non possiamo aspettare che sia lei a denunciare.
Il problema vero è quindi quello di cercare di accompagnare questa vittima nel processo di autoconsapevolezza prima e processo penale poi. Queste denunce vanno fatte, perché se non vengono fatte, non solo non è giusto, ma gli abusanti continueranno a credere che godono di una impunità.
I dati forniti dal Consiglio d'Europa riferiscono che i casi denunciati costituiscono dal 5% al 15% dei casi effettivi: il fenomeno è soprattutto sommerso. Nel 94% dei casi le denunce di abuso sessuale fatte dai bambini sono state confermate dalle indagini successive e solo nel 6% dei casi il minore non è attendibile, quindi bisogna smetterla di mettere in dubbio l'attendibilità del minore.A questo proposito per gli psicologi diventa assolutamente importante l'ascolto del minore. Il problema non è ciò che dice, è come lo ascoltiamo. Se siamo in grado di ascoltarlo, probabilmente, lo renderemo più attendibile.
Altri pregiudizi sull'abuso: che l'abusante di solito è considerato un vecchio sporcaccione, un maniaco, un pazzo, un ubriaco; non è vero: la maggior parte degli abusanti sono giovani maschi, senza alcun segno di disagio mentale, né di abuso di alcool, appartenenti ad ogni classe sociale. L'alcool e la droga, se ci sono, hanno solo l'effetto di slatentizzare una condotta che comunque, in determinate occasioni (solitudine, promiscuità, intimità) può emergere.
Un piccolo commento sulla pedofilia: il pedofilo ricco pratica il turismo sessuale, quello che non può permetterselo conduce la caccia nel suo territorio, ma anche qui, di solito, può contare sul silenzio di chi lo conosce; tutte le volte che si viene a conoscere un episodio di pedofilia, dopo si scopre che lo sapevano tutti, succede sistematicamente.
Indicatori comportamentali, indicatori psicologici di chi ha subito un abuso:
estremo interesse per adulti di un sesso in particolare, insolito interesse per i genitali di altri adulti, atti sessuali mimati con adulti, bambole o altri bambini, esibizionismo, masturbazione in pubblico, precocità, promiscuità, precoce condotta sessuale ripetitiva, repentini cambiamenti dell'umore o del comportamento, disturbi del sonno, incubi, enuresi, ansia di separazione, insicurezza, cambiamento delle abitudini alimentari, insomma c'è tutto. Se noi, però, continuiamo a diffondere in maniera esagerata tutti questi indicatori c'è il rischio che tutti vedranno abusi dappertutto.
Voglio cercare di dare la parola ai bambini che hanno subito un abuso, riferendo una interessante differenza fatta. Quella tra il bambino vittima di maltrattamento fisico, violenza fisica, e quello vittima di violenza sessuale. Il bambino vittima di violenza fisica dice: "non mi amano perché non valgo niente", quello vittima di violenza sessuale dice: "mi amano perché non valgo niente".
Concludo con le parole del dr. Kempe: "L'attenzione all'abuso sessuale ai bambini rappresenta il segno di una crescita civile perché dimostra attenzione ai soggetti più deboli".DR. ALFONSO MAGNATTA
Situazione minorile sul territorio di Acquaviva.Il processo di riforma della pubblica amministrazione, in particolare quello avviato con le leggi Bassanini, ha ulteriormente potenziato i poteri delle amministrazioni locali e degli enti comunali, quindi, in base al principio di sussidiarietà, proprio perché sono gli enti più vicini ai cittadini, ha attribuito nuove e più significative competenze in materia di servizi sociali.
In tale ambito si inquadra la legge n° 328 dell'8 Novembre 2000, la quale si occupa dell'organizzazione e della promozione dei servizi alla persona e alla famiglia, con particolare riferimento ai soggetti a rischio, cioè quelli esposti al disagio e all'emarginazione. L'obiettivo della legge è quello di individuare, di offrire risposte mirate ed efficaci ai bisogni della persona. Lo scopo dei servizi sociali è appunto quello di soddisfare questi bisogni della persona.
Per quanto riguarda il territorio di Acquaviva, almeno dai dati in possesso, nell'ultimo decennio si sono verificati solo due abusi ai minori, il problema non è allarmante (n.d.r. non è più probabile che non vengano denunciati?). Quello che preoccupa di più il territorio è la situazione di disagio in cui molte famiglie vivono in condizioni di povertà.
La popolazione residente al 31 Dicembre è di 22.000 unità di cui la popolazione minorile è di 6530 bambini. Riguardo alla popolazione minorile va precisato che il servizio sociale si occupa attualmente di 44 minori affidati al Comune a seguito di provvedimenti del Tribunale per i minorenni di Bari; 9 minori si trovano in situazione di affidamento familiare; 2 sono ospitati in una comunità di tipo familiare unitamente alla loro madre; 7 minori sono evasori dell'obbligo scolastico; 70 nuclei familiari con minori sono assistiti dal Comune attraverso il Servizio, perché economicamente svantaggiati; 12 minori sono stranieri per i quali è necessario attivare la procedura di affidamento perché clandestini; 3 minori sono stati segnalati per procedimenti penali a loro carico.
I servizi sociali del Comune hanno attuato anche dei progetti finanziati da apposite leggi per attenuare questo disagio sociale; il primo è stato fatto con la legge 216/91, il secondo con la legge 285/97 che ha dotato di risorse finanziarie l'amministrazione per realizzare una serie di progetti finalizzati, in primo luogo, al sostegno di famiglie con bambini che vivono in situazioni di disagio e di crisi familiare.Questi programmi sono attivati di concerto con la ASL, con il Servizio riabilitativo e con le varie Direzioni didattiche interessate.
Il problema non è semplice da affrontare, occorre maggiore attenzione costante da parte anche dell'Amministrazione proprio per evitare che si possano creare questi circoli viziosi in cui, nella situazione di disagio, ci possa essere terreno fertile perché l'abuso e la violenza sui minori possano trovare sfogo.
DIBATTITO
Avv. Luciano Iacobellis
Normalmente attingiamo le notizie che riguardano i minori dai media, televisione e giornali. Questa sera abbiamo la possibilità di sentire qualcosa da chi, nel lavoro quotidiano, si occupa di questi problemi e forse possiamo levarci qualche dubbio, perché l'impressione che si ha, talvolta, è che i media possano esagerare certe prospettazioni per motivi di tiratura o di audience. A questo proposito vorrei affrontare due argomenti che rivengono da quello che è capitato sotto la mia osservazione.Primo problema riguarda il rapporto bambini - internet; credo che ci si occupi poco di questo tipo di problema mentre andrebbe riservata molta attenzione a questo rapporto; anche a livello governativo si sollecitano le famiglie a munire i propri figli di computer, perché non il domani, l'oggi è inconcepibile senza il computer. Quindi i genitori si attivano, anche quelli meno abbienti, trovano chi mette in condizione il figlio di apprendere i primi rudimenti e di collegarsi ad internet e così il bambino inizia a "navigare"; lo fa con l'assistenza di chi? Dei genitori? Ma i genitori, tranne alcune eccezioni, sono di un'altra generazione, hanno un rapporto molto difficile con questa novità, un rapporto di diffidenza. In proposito di rapporto bambini - internet, la stampa e la televisione, circa un mese fa, si sono occupati per parecchi giorni di un sacerdote siciliano, don Noto, che ha comunicato di non continuare l'opera compiuta con la sua associazione che aveva scoperto e denunziato alla magistratura ben 29.000 siti pedofili. Quello che mi ha colpito è che sembrava quasi che in Italia ci fosse solo don Noto ad occuparsi di questi problemi. Gli organi di polizia giudiziaria, lo Stato dov'era? Che ci sia un problema dello Stato di andare al passo con internet, con tutto quello che comporta, è sicuro, ma stupisce sentire che, quando don Noto ha comunicato di non continuare, più Procuratori della Repubblica lo hanno invitato a continuare, quasi che lo Stato non abbia ancora i mezzi per munirsi di quello che occorre per fare quello che ha fatto don Noto, da solo e con un organizzazione sicuramente non eccessiva. Allora, come si spiega? le Procure della Repubblica sono attrezzate?
Secondo tema riguarda un argomento che il Presidente ha sfiorato quando ha parlato di iniziative strumentali che alle volte vengono poste in essere da uno dei genitori che, attraverso la denunzia di maltrattamento, cerca di sottrarre all'altro coniuge la possibilità di vedere il figlio. Mi è capitato, durante una trasmissione televisiva, di assistere alla testimonianza di una signora che coraggiosamente riferiva quella che era stata la sua esperienza e lamentava che, nonostante quello che era successo, lei era costretta a continuare a subire i deleteri effetti di una certa situazione, perché il Tribunale per i minori le imponeva di far sì che il figlio stesse periodicamente con il padre, cioè proprio con quello che era stato l'autore di quelle violenze. Sembra quasi che ci sia violenza dopo violenza; sicuramente ci sono problemi di carattere giuridico, la presunzione di innocenza ed altro, ma vorrei che Lei entrasse su questo tipo di argomento per spiegare come stanno le cose e perché può succedere che, anche dopo una violenza di un minore, il genitore che ha perpetrato la violenza possa continuare a vedere il figlio.Dr. Occhiogrosso
Lei pone problemi grossi, non di poco conto. Problema di internet: credo che segni anzitutto il ritardo dello Stato, non c'è dubbio. Questo è emerso a chiare lettere in occasione di un convegno di magistrati minorili che abbiamo svolto a Vico Equense; abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il procuratore Ormanni che si occupava proprio di questo a Torre Annunziata e che è venuto lì a parlarci.Ci segnalava il ritardo degli strumenti di polizia, l'impossibilità di affrontare il problema nei modi adeguati e, ad un certo punto, è andato anche a fare un discorso paradossale, quello di dire di aver consentito, nel caso di quegli imputati sottoposti a procedimento, di concludere con il patteggiamento quelle vicende, a fine provocatorio.
Il problema non si risolve mettendo in carcere cinque persone: la provocazione è, prima di tutto, allo Stato, poi alle forze dell'ordine, poi all'opinione pubblica per evidenziare che questa legge, che pure è un primo passo, è assolutamente inadeguata a rispondere a questa realtà.
Ho cercato di sottolineare che questa è una tappa; noi non siamo qui a celebrare delle belle leggi, che risolvono a fondo il problema adeguatamente. Noi siamo qui a dire che siamo al terzo gradino, dobbiamo raggiungerne una serie di altri per andare avanti.
Quali forme di difesa per i bambini? Credo che il percorso sia nel rapporto genitori figli. Non in una vigilanza oppressiva, quanto nel modo di aiutare il figlio a saper utilizzare strumenti adeguati di autocontrollo; che poi ci vada una volta per curiosità, forse deve essere messo anche in conto, però non è detto che una situazione di questo genere significa il segno di una perversione.Molte volte è solo una curiosità che si ferma lì e finisce. Purtroppo o si rifiutano questi strumenti o è un po' quello che accade con la televisione; si può vedere, alle otto di sera, la televisione con una serie di trailer che riportano vicende o film che sono vietati ai minori di quattordici anni e che invece vengono portati all'attenzione in ore più che accettabili. Sarebbe bello che, continuando quel lavoro, si eliminino con interventi normativi o di polizia i siti pornografici.
In attesa che questo si realizzi, si deve anche tenere presente che ci sono i siti che sono all'estero e che non so se non siano ugualmente raggiungibili e i nostri organismi non possono intervenire (occorrerebbe un'organizzazione a livello internazionale per poter operare su questi in modo adeguato); è chiaro che siamo di fronte a nuovi problemi in rapporto ai quali siamo carenti.
Credo che l'unica difesa, ancora una volta, sia nella genitorialità, nella capacità di essere genitori bravi ad aiutare i figli a saper fare delle scelte, per quello che è possibile, adeguate. Per quel che riguarda i genitori separati, io posso dire che il Tribunale per i minorenni di Bari, nel momento in cui si verificano situazioni di questo genere, sospende gli incontri, vieta che si verifichino e stabilisce che possono avvenire, quando dovessero avvenire, solo su autorizzazione del Tribunale.
Naturalmente ci si rende conto delle situazioni, che vengono approfondite e verificate. Non so perché quel Tribunale ha consentito un rapporto di questo genere; non c'è dubbio che per porre questo divieto occorre o un provvedimento di decadenza dalla potestà o un provvedimento molto simile, cioè un'applicazione dell'art. 333 c.c., tale da vietare assolutamente gli incontri.
Non so se in quel caso ci possa essere stato un eccesso di garantismo per cui, non essendo stata pronunciata una sentenza penale, non è stato possibile interrompere i rapporti tra padre e figlio. Il Tribunale per i minorenni di Bari, anche quando non è stata pronunciata sentenza penale, spesso compie la propria istruttoria sulla base degli artt. 330 e 333 c.c. e si convince, indipendentemente dalla vicenda penale.
Se si acquisiscono elementi tali che inducono a ritenere che, anche al di là delle risultanze dell'indagine penale, ci sono elementi per valutare la situazione come meritevole di cautele, interviene. Lo si fa non solo quando ci sono elementi in senso positivo, ma anche quando ci sono bambini della cui veridicità c'è da dubitare; capita qualche caso in cui non c'è da credergli; però, come leggere questa dichiarazione del bambino?
Mentre nel penale al massimo c'è una denuncia per calunnia, sul piano del procedimento civile questo è un dato grave, sintomo di un disturbo di questo bambino che ha un grande bisogno di attenzione su di sé. Questo dato merita approfondimenti sul piano psicologico, con consulenze, con verifiche, con tentativi di capire in modo qualificato e questi tentativi hanno sicuramente bisogno di più tempo; certamente quindi, in questo caso, può rendersi necessario un allontanamento.
C'è bisogno di uno stacco per capire come, entrando questo bambino in rapporto con altre persone (operatori, educatori che siano in grado di creare un clima positivo), come e perché questo problema emerge. Per il Tribunale per i minorenni il problema è duplice: è quello della violenza e quello della violenza denunziata e non effettiva.
Entrambe però comportano un percorso autonomo che, in rapporto alla vicenda riferita, mi lascia perplesso.
Dr. Vavalle
Una richiesta agli esperti: prestare attenzione ai figli dei tossicodipendenti. La Puglia si colloca al terzo posto dal punto di vista della prevalenza epidemiologica di questa popolazione; si può facilmente immaginare cosa vuol significare essere figli di tossicodipendenti e che genere di violenza, magari non sessuale, fisica, ma psicologica, questi minori possono subire.
La mia domanda è questa: che genere di protezione può avere un minore che denuncia violenza subita? Il minore ha convenienza a denunciare?Dr. Occhiogrosso.
Il discorso fatto dal dr. Vavalle credo che sia riassumibile in questo modo: quale cultura, quale attenzione per i minori. In entrambi i casi prospettati, noi cerchiamo di mettercela tutta, quale poi sia il risultato è da vedere.I rischi di abusi costituiti dall'intervento giudiziario ci sono, perché gli interventi hanno esigenze di coordinamento e quella di cui abbiamo parlato prima è la prima normativa che prevede degli interventi a tutela, però non ha oliato bene i meccanismi di coordinamento, non ha previsto che gli interventi dei servizi sociali siano qualificati, attrezzati e adeguati.
L'interesse del bambino a denunciare deve esserci per se stesso prima che per gli altri, non è tanto il bambino che deve porsi il problema di risolvere una questione di questo genere, quanto al cultura generale di una realtà sociale che su questo tema deve essere attenta.Una comunità sempre più attenta si occupa dei suoi figli, ma si occupa anche dei figli degli altri, degli spazi di tutela che in ogni momento devono esserci per ogni bambino, al di là del fatto che il bambino stesso si difenda.
E' bene che il bambino si difenda, è bene che sia aiutato cautamente a capire come si deve difendere, ma io non avrei dubbi nel dire che il bambino deve, quando ne ha coscienza, spingere contro una violenza sessuale. Il fatto che possa subire alcuni nocumenti può essere un fatto eventuale, però ci auguriamo che sia sempre meno nocivo e che sia sempre maggiormente a tutela; auspichiamo che, lavorando insieme, potremo ottenere risultati migliori e minori danni.
Dr. Abbruzzese.
Per gli psicologi la protezione del minore vittima di abuso sessuale è il problema più serio da affrontare. Da un anno a Bari è sorto un centro antiviolenza, "Albachiara", in cui occupiamo di violenza e, in particolare, della violenza ai minori; dopo un anno, stiamo sviluppando le nostre statistiche e ci siamo resi conto che i minori abusati arrivano ad essere ascoltati anche sette, otto volte prima di arrivare all'incidente probatorio. L'ascolto ripetuto del minore non solo è un abuso (secondario), ma è inutile; non ha senso anche dal punto di vista giuridico.Il rischio che si corre è che quando si giunge al momento decisivo, che è l'incidente probatorio, questi minori hanno raccontato tante di quelle volte la storia che non la raccontano più. E' un problema che bisogna affrontare; noi abbiamo un protocollo d'intesa tra il centro antiviolenza e l'ufficio minori della Questura, perché i primi ascolti sono i più importanti.
Il protocollo d'intesa prevede che quando il minore deve raccontare la sua storia lo fa in presenza di un esperto del centro antiviolenza e di un incaricato dell'ufficio minori, e quello che racconta vale già come denuncia, che poi si trasmette alla Procura.
Dobbiamo evitare il più possibile questi ascolti; è già un modo per proteggerli. Chi lo ascolta per la prima volta, dovrebbe continuare a seguirlo in questo percorso e qui sorgono molti problemi, le varie incompatibilità, deontologia, problemi seri, ma che dimenticano molto spesso qual è l'obiettivo: la protezione del minore.
CONCLUSIONI Avv. Lucrezia Maselli
Mi auguro che questo convegno abbia fornito lo spunto per una riflessione ed elaborazione necessaria ad approfondire gli interrogativi che si pongono quando si affrontano queste forme di sofferenza minorile.
Uno stimolo per sviluppare ulteriormente le competenze necessarie a decodificare i segnali del maltrattamento e dell'abuso, attivando la professionalità di ognuno; per predisporre le necessarie difese superando le barriere di silenzio e di omertà, dando voce alla sofferenza dei bambini imparando ad ascoltarli.
Giungere alla creazione di un pool specialistico anche nella nostra realtà, che possa collaborare con il Tribunale per i minorenni ed essere un punto di riferimento per la risoluzione di questi problemi ed uno strumento di difesa per l'infanzia: perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani.
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