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Art. 3 dello Statuto “l'Associazione ha lo scopo di promuovere ed aggiornare la cultura giuridica e forense; valorizzare l’Avvocatura, anche nei suoi aspetti previdenziali; analizzare i problemi che  coinvolgono l’attività professionale della classe forense e proporre soluzioni alle competenti Autorità; divulgare i diritti di difesa della persona; promuovere lo sviluppo delle comunicazioni finalizzato all’esercizio della professione degli Avvocati anche attraverso la creazione e la gestione di una rete informatica…; collaborare con Autorità, Enti ed Associazioni; incoraggiare studi, pubblicazioni, manifestazioni, mostre ed esposizioni”.
 

   


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Avv. Franco Zumerle
Hacking e cybercrimes
Avv. Gianluca Pomante


 

Master-Post-Eventum 17.02.03

"La Privacy nella società dell'informazione"
Prof. Avv. Giovanni Comandè

 

“Nati non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

Lunedì scorso è volato fino a noi il Prof. Avv. Giovanni Comandè, e nella sala del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari ha tenuto una brillante lezione sulla privacy nell'internet.

Tra i vari aspetti del problema evidenziati dal chiarissimo Professore della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, mi è sembrato di poter ricavare che, se cerchiamo di comprendere il grado di sicurezza della nostra “privacy” nella nuova realtà dell'internet, usando i canoni culturali per così dire già affermati, sviluppatisi nella società tradizionale, rischiamo di cadere nella falsa convinzione di essere al sicuro, quando in realtà non lo siamo.

Il Prof. Comandè, abilissimo ed eclettico narratore della materia fin nei suoi aspetti più criptici, ha dato sfoggio di una rara e dinamica maestria nell'associare e proporre il critico confronto di concetti giuridici ad altri di natura più lieve, abilità comune ad altri autorevoli relatori del nostro Master, che il Prof. Comandè ha associato anche ad un invidiabile 'dinamismo fisico' (del quale ha fatto le spese l'avv. Barile, cui va tutta la nostra comprensione, il quale ha rischiato la lussazione dell'articolazione dell'avambraccio sinistro per tentar di mantenere l'inquadratura del 'lesto' professore nella sua telecamerina, con la quale cercava di consegnare ai posteri la memoria dell'evento).

Seppur giovanissimo, rispetto all'autorevolezza che gli è internazionalmente riconosciuta in questa materia (cosa che ne aumenta i meriti), l'avvocato pisano ci ha dato anche una lezione di stile e tecnica espositiva. Si coglieva ed apprezzava, infatti, l'abitudine a mantener sempre viva l'attenzione dei suoi amati studenti (citati, ad esempio, mentre lo scoprono a subire un attacco di finestrelle di non meglio precisata natura al terminale universitario, prontamente spento con la sempre valida tecnica dello 'strappo della spina'), nella metodica quasi teatrale (avete presente Beppe Grillo con riccioli un po' meno ricci? Il collega Comandè mi perdonerà l'accostamento, ma pure io sono un Vernacolier lettore...e si sa, chi va con lo zoppo........) associata ad una abile oratoria, con le quali, una volta incuriosite le menti, costringeva l'occhio dell'ascoltatore a seguirlo per la sala, mentre spiegava che la L. 675/96 (ed ultime modifiche) tutela, più che la privacy, il dato personale in quanto riferibile ai diritti di libertà fondamentali della persona (art. 1).

Per questo, quando si parla di internet e privacy, è fondamentale aver la coscienza che i “dati” cui si riferisce la legge sono tutti scritti in un linguaggio unico, universalmente riconosciuto ed usato dagli elaboratori, quello dei bit, e che questo permette di avere miliardi di informazioni diverse, tutte con un denominatore comune.

Da ciò consegue che si possano effettuare elaborazioni ed associazioni di un numero infinito di informazioni reperite in tutto il mondo, trasmesse ovunque e per gli usi i più disparati, e quindi anche illeciti. Da qui l'esigenza di una regolamentazione, ma anche di tenere ben presente ciò che va tutelato, di comprendere, con canoni culturali adeguati alla nuova reltà informatica, che cosa si intenda per privacy e cosa sia lecito; occorre quindi adeguarsi al nostro destino e studiare, studiare e confrontarci per comprendere, perché “nati non fummo (n.d.r.) per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (ops!.....scusate, anche stavolta mi è sfuggita la toscanaggine).

Questa è una verità cui dobbiamo inevitabilmente adeguarci, connaturata alla rivoluzione che interesserà (se già non lo ha fatto) la nostra umanità poiché “la cultura, le abitudini, la psicologia dei singoli individui e delle organizzazioni si trovano “costrette” ad una sorta di ristrutturazione cognitiva che condurrà, probabilmente entro breve tempo, a vere e proprie modificazioni antropologiche stabili” (come ci insegna il prof. M. Strano, che sarebbe piacevole ed utile ascoltare in futuro).

In pratica, può accadere di essere indotti a ritenere che la nostra sfera privata, il nostro spazio intimo, personale, siano comunque tutelati, nonostante qualcuno registri i siti che visitiamo, le ore in cui vi accediamo, il tempo dedicato, ciò che scarichiamo dalla rete; perché, in ultima analisi,
nessuno può associare queste informazioni alla nostra persona, al nostro numero telefonico, al nostro nome e cognome (vedremo più avanti che le cose non stanno proprio così).

Dobbiamo però tenere presente che tale convinzione deriva da parametri valutativi propri di una cultura figlia di una società le cui caratteristiche sono destinate a rimanere alle nostre spalle. Per cogliere in pieno ciò che accade all'uomo in questa nuova realtà informatica, dobbiamo accettare di
rimettere in discussione i nostri parametri culturali e predisporci a cogliere i segnali di una diversa sensibilità propria di una nuova dimensione culturale, nei termini e per le ragioni indicate con straordinaria chiarezza dal prof. Cianciola: “in un mondo trasparente come una casa di vetro, dove la privacy tende ad annullarsi in una sorta di villaggio nudistico globale, il diritto (si riappropri -n.d.r.-) della sua funzione di tutela dei più deboli”; tutti noi, in questa nuova realtà, corriamo il rischio di essere più deboli, se non comprendiamo quello che sta succedendo... .

Ma vediamo di chiarire quanto detto prima in termini più pratici, attraverso un banale esempio:

ci accorgiamo che ogni tanto sul nostro monitor appare della pubblicità che (ma guarda un po' la coincidenza!....) riguarda proprio i nostri interessi (riceviamo messaggini pubblicitari 'falsogratuiti' mascherati nelle news dei vari account sottoscritti) strettamente connessi con il contenuto dei siti che abbiamo visitato......... .

Chi di noi, per ragioni di mero studio, o per curiosità, non ha mai visitato siti a luci rosse? Io l'ho fatto (solo per ragioni culturali, lo giuro sulla testa di chi non ci crede....); ebbene, dopo qualche giorno sento mia moglie dire.........<ma che razza di pubblicità ci stanno mandando, brutti sporcaccioni.....

Seppure chi invia quella pubblicità non conosce il mio nome e cognome (della qual cosa non siamo sicuri), pensate che non eserciti una qualche ingerenza nella sfera della privacy mia e di mia moglie? della nostra famiglia? Forse, anzi senza dubbio, occorre riconsiderare la percezione spaziale e la dimensione “etica” della nostra privacy, alla luce dei cambiamenti che la società
informatica e l'uomo che vive in essa hanno subito e subiranno.

A queste considerazioni, si aggiungano alcuni casi specifici, in cui il sospetto della estrema vulnerabilità della nostra sfera personale si trasforma in certezza: prendiamo un caso già esaminato dagli studiosi americani di privacy, il problema del PSN (Processor Serial Number) che individua ogni computer che monti un processore Intel Pentium III.

Se associamo questo al fatto che per attivare Windows XP occorre fare una telefonata ad un call-center Microsoft il quale fornisce il codice di attivazione della piattaforma, telefonata dalla quale si può tranquillamente risalire al nostro numero telefonico, appare in tutta la sua evidente e sconcertante semplicità che, associando il segnale inviato dal Pentium al mio numero telefonico si supera facilmente l'ostacolo dell'IP dinamico che tanto ci tranquillizzava per la sua difficile riferibilità ad un indirizzo esatto.

Ma vi è una realtà ancor più inquietante: la diffusione del sistema ADSL.

Con esso, infatti, viene sempre assegnato un IP statico, collegato ai nostri dati personali, nome, cognome, mumero telefonico, indirizzo cui ricevere la bolletta del servizio; anche se questi dati vengono raccolti e conservati secondo i canoni della legge sulla privacy, sono pur sempre in rete, e non c'è responsabile degli stessi che mi possa dare la sicurezza assoluta della loro
inaccessibilità.

A conclusione di questa riflessione mi gira per la testa una frase che ricorre nelle varie riviste specializzate “l'unico computer sicuro è quello spento e staccato dalla rete” ( e dopo quello che è successo alla Procura di Palermo dovremmo aggiungere: “strettamente incatenato al luogo in cui si trova e possibilmente con il disco rigido protetto da un sistema di autodistruzione che si attiva quando si cerca, senza autorizzazione, di rimuoverlo”).

Queste difficoltà non devono indurci a “gettar via l'acqua sporca con il bambino dentro”; dobbiamo, seguendo il monito dantesco, sfruttare tutte le potenzialità di questa nuova realtà nel senso più positivo possibile per l'uomo.

Ha ragione il prof. Cianciola, come ricorda spesso il nostro Presidente, a dire che in fondo sono io che ho il potere di spegnere il computer, cosa che lui non potrà mai fare.

Chiudo con la solita provocazione tra il serio ed il faceto: speriamo che il computer non influenzi la mia mente a tal punto da farmi dimenticare che io posso spegnerlo, perché.........

Accidenti!, sono le tre di notte......... mi ha già influenzato! Sapete cosa vi dico? Prima di salutarvi scrivo immediatamente sul mio monitor, a chiare lettere, con pennarello indelebile, la frase del Professore....... non si sa
mai.....!.....

un saluto a tutti
Avv. Galeotti Patrizio

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