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Master-Post-Eventum 12.05.03

"Dalla computer forensics all’informatica forense"
Avv. Antonio Gammarota
Avvocato in Bologna, esperto in Computer Forensics.

"Applicazioni pratiche della computer forensics"
Dott. Donato Caccavella
Dirigente Servizio Acquisizione e Gestione Tecnologie Informatiche e di Rete presso l’Azienda USL Bologna. Consulente Tecnico per le problematiche informatiche presso i Tribunali di Bologna, Firenze, Pistoia e Trento.

Lunedì 12 maggio 2003, si è tenuta la penultima lezione del Master con l'intervento dell'Avv. Antonio Gammarota e dell'Ing. Donato Caccavella.

L'argomento non era dei più facili, si trattava di chiudere il cerchio aperto il lunedì precedente dal Prof. Avv. Andrea Monti sulla prova nei processi di criminalità informatica, trattando l'aspetto della computer forensics sia dal punto di vista giuridico che da quello prettamente tecnico.

Ha aperto la lezione il collega Gammarota, confermando le sue capacità di analisi delle problematiche giuridiche già dimostrate in mailing (i suoi interventi sono sempre attesi perchè affiancano competenza all'analisi critica e fanno riflettere......; un'attività di cui si sente il bisogno un po' in tutta la nostra realtà e soprattutto in quella giuridico/informatica).

Tra le molte cose trattate, mi preme qui mettere a disposizione di tutti coloro che non erano presenti, un ragionamento a mio avviso da condividere, riguardante un corretto approccio al problema dell'assunzione della prova nel nebuloso campo (per i più, non per coloro che si occupano della materia come i due relatori) dei reati informatici.

La materia è generalmente sottovalutata dalle autorità, che raccolgono e conservano le prove senza seguire regolari percorsi e protocolli, mettendo in pericolo l'esito del processo (con conseguenze a volte positive, altre negative per l'Imputato...o per la Pubblica Accusa o la Parte civile, sempre negative per la Giustizia).

Come fare allora ad avvicinare i giudici e gli avvocati meno esperti in questa materia, ad una giusta ed appropriata attività di istruzione ed indagine?........ Ecco la puntuale riflessione del collega Gammarota: basterebbe prendere come esempio le indagini per i reati di inquinamento e di sofisticazione alimentare (qui in Puglia ricorderete i numerosi processi sulle mozzarelle, o per l'inquinamento da scarico di frantoio).

In pratica, sarebbe di grande aiuto l' applicazione (con le dovute cautele e differenze per la diversità dell'oggetto e dei mezzi necessari) dei principi di assunzione delle prove codificatisi in quel tipo di indagini, sostituendo, ad esempio, il sacchetto sterilizzato chiuso e piombato con l'equivalente copia bit per bit del HD fatta con macchine appropriate davanti a testimoni, protetta con la tecnologia della firma digitale le cui chiavi potrebbero essere poi date al giudice (ma anche, .....cosa che spesso si dimentica, ...al difensore); in fondo gli accorgimenti, anche se cambiano, rimangono ancorati a quelle esigenze, di integrità della prova nel momento dell'acqisizione e della conservazione, che sono una garanzia per l'accusa e la difesa....una garanzia di civiltà giuridica.

Su questo aspetto, una esigenza evidenziata dal collega, la cui esperienza forenze era tangibile, riguardava l'inadeguato ricorso (da parte dei PM che, a norma dell'art. 358 cpp., si accingono ad indagare) all'art. 359 per l' assunzione di una prova che vista la natura dell'oggetto è a rischio di compromissione in ogni momento, soprattutto se espletata da personale inesperto.


Concordo con l'Avv. Gammarota nel ritenere che in questo campo il PM debba fare sempre più spesso ricorso all'art. 360 cpp. (accertamenti tecnici non ripetibili) che permette di far assistere alle operazioni anche i tecnici della persona sottoposta alle indagini; tutto per una corretta ed adeguata applicazione del principio difensivo.


Si potrebbe obiettare che così, in certi casi, verrebbe meno la.... 'sorpresa', permettendo all'indagato, ricevuto l'avviso di garanzia, di far sparire le prove compromettendole. Tuttavia, quando vi è la ricerca della flagranza, si potrebbero usare espedienti ed accorgimenti per congelare la situazione permettendo poi di mettere il materiale così sequestrato a
disposizione dei periti di entrambe le parti.


La stessa cosa, peraltro, dovrebbe valere anche per l'avvocato che operi nell'esercizio dei poteri di indagine. Per ogni singola prova da lui scoperta, dovrebbe rispettare i canoni di assunzione e conservazione dell'integrità della stessa e del suo oggetto, per essere poi messa a disposizione anche dei tecnici dell'accusa.


Per quanto riguarda poi la disciplina delle prove, questa è senz'altro applicabile così come è, con una naturale attenzione alla peculiarità dell'oggetto......poichè in questo caso, non è una mozzarella o della morchia di frantoio, ma il dato digitale....... figura così ostica per coloro che non sono abituati alla nuova tecnologia.

Bellissima l'immagine del dato digitale che per semplificare ci ha dato l'Ing. Caccavella: ...”fate conto di accendere una lampadina, ora c'è luce, ora non c'è più' ma ha lasciato la sua traccia, che si può a volte ricostruire........”. E' questo l'oggetto che il tecnico accorto deve e può recuperare alla conoscenza di tutti perchè il processo si svolga nel più ampio rispetto dei principi costituzionali....
Uno degli istituti da utilizzare in questo campo, quando sia possibile e quando le esigenze difensive lo giustifichino, è senz'altro quello del c.d. “incidente probatorio” (art. 392 cpp).


Un'altro aspetto evidenziato riguarda i rapporti tra indagini difensive e privacy (ormai la chiamo anch'io così, anche se sappiamo bene che riguarda i dati....vedremo il TU cosa ci porterà di bello in questo campo.....speriamo bene...). Attualmente, al trattamento dei dati fatto dai Magistrati si applica il DPR n.318/1999.......(sul tema rimando alla mail del 25.11.2002 postata in mailing dallo stesso relatore) .


Naturalmente, mi è particolarmente piaciuto il riferimento dissimulatorio alle agende elettroniche dei terroristi mandate in USA perchè......(lasciamo perdere il perchè, tanto lo sappiamo tutti, anche coloro che non vogliono pensarci, come me......., certo che anche se l'FBI riuscisse a decodificarne i contenuti, quale uso processuale potrebbero farne i giudici Italiani?...... e le garanzie difensive?....... e poi, chi ci dice che ciò che verrà scoperto non sarà manipolato ad uso di una politica, ormai sempre più spregiudicata, contro l'avversario di turno?...pensate un po' se l'FBI scoprisse che il mandante dell'assassinio Biagi è ...................., in pratica, questi puntini potrebbero contenere il nome di ognuno di noi, chi può smentire cotanta autorità?)


A questo punto, l'ing. Donato Caccavella, ha iniziato l' esposizione degli aspetti tecnico scientifici del problema “assunzione della prova”. La materia, per la sua tecnicità e per la presenza di terminologie che ad un giurista posson sembrare 'dialetto etrusco vetuloniano', non è di facile esposizione...ebbene, devo rendere onore al bravo informatico per la sua chiarezza, per lo sforzo fatto nell'intento di avvicinarci alle conoscenze tecniche rendendole interessanti e per niente complicate.


Un approccio tecnico che favorisce l' incontro e non lo scontro, un modo per farsi ascoltare da coloro che devono conoscere e non hanno i mezzi conoscitivi per farlo.........(io per primo), un approccio soft che tende ad avvicinare e non a dividere la scienza giuridica e quella informatica......un giusto ed intelligente esempio di cui far tesoro e da riproporre nei confronti del giudice antinformatico di turno, perchè comprenda l'esigenza di civiltà che stà dietro l'utilizzo di certi accorgimenti per l'integrità della prova, e non reagisca all'eccessiva tecnicità con il rigetto preconcetto delle richieste difensive.


Un esempio, tanto per rompere il ghiaccio: per avere la prova, da utilizzare in sede processuale, dell'avvenuta spedizione di una mail dal vostro computer, procuratevi un account dal quale non scaricherete mai la posta, in modo che questa rimanga sempre nel server; poi, quando spedite la mail, mandatela al destinatario e a voi stessi, indicando nello spazio CC l'indirizzo della casella di posta che avrete creato appositamente per servire da archivio presso un computer terzo che sfugga al vostro controllo
(e quindi anche alla vostra manipolazione, in maniera che non vi possano contestare la cosa). Quando si dovrà dimostare l'avvenuto invio, basterà far fare un controllo nella mail-box creata appositamente e questa darà la prova dell'avvenuta spedizione, del contenuto e dell'ora........dell'integrità oltre che del percorso fatto.


Semplice, come l'uovo di Colombo...ma..........., il problema era solo pensarci (a riprova che in questa nuova realtà, il vecchio buon senso non è cosa superata).


L'ing. Caccavella ha precisato che l'attività cui un tecnico è chiamato per assumere una prova, si divide in tre fasi fondamentali:

1 -Acquisizione
2 -Analisi
3 - Valutazione


La prima attiene alla copiatura bit per bit del supporto interessato e da esaminare.

Naturalmente, come per i sacchetti di plastica che servono a raccogliere i campioni alimentari si deve fare attenzione alla loro sterilizzazione, occorrerà documentare l'avvenuta formattazione preventiva del supporto in cui si raccoglie la prova.


La seconda, la fase di analisi del supporto (per controllare se è stato alterato, inquinato durante l' acqisizione, oppure contraffatto). In due parole occorre verificarne l'integrità e l'autenticità. Per fare questo occorre un software adeguato..... meglio se open-source....per superare la possibile eccezione di impossibilità di verificare il comportamento del software senza la disponibilità del codice sorgente.


Uno dei luoghi dove cercare informazioni, è la Ram, in essa, se si ha l'accortezza di non spegnere il computer (come molti purtroppo fanno), si possono trovare importanti informazioni sulla sessione di lavoro in corso.


Anche i registri di Windows dovranno essere analizzati alla ricerca di dati rilevanti ai fini delle indagini (del PM e della Difesa).

Sono state poi illustrate le metodologie di ricerca.... come ad esempio l'utilizzo di parole chiave.

Naturalmente, tutte queste operazioni devono essere fatte su copie, ed essere ripetibili.

Un'ultima cosa. Nella profonda periferia del profondo sud dalla quale vi scrivo e nella quale presto la mia modesta opera professionale, qualora la sorte volesse portare un malcapitato nel mio Studio a sottopormi un problema di questa natura, dopo queste lezioni, in caso di difficoltà, saprei certamente a chi rivolgermi ....... basta una mail SOS ai due relatori iscritti a questa mailing, che saluto calorosamente in attesa di poterli reincontrare presto...........

Un saluto a tutti
Avv. Galeotti Patrizio

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