aggiungi il nostro sito ai tuoi preferiti
See who's visiting this page. View Page Stats

Art. 3 dello Statuto “l'Associazione ha lo scopo di promuovere ed aggiornare la cultura giuridica e forense; valorizzare l’Avvocatura, anche nei suoi aspetti previdenziali; analizzare i problemi che  coinvolgono l’attività professionale della classe forense e proporre soluzioni alle competenti Autorità; divulgare i diritti di difesa della persona; promuovere lo sviluppo delle comunicazioni finalizzato all’esercizio della professione degli Avvocati anche attraverso la creazione e la gestione di una rete informatica…; collaborare con Autorità, Enti ed Associazioni; incoraggiare studi, pubblicazioni, manifestazioni, mostre ed esposizioni”.
 

   


Il Giurista e la Rete:
dal tomo al bit

Prof. Avv. Giovanni Pascuzzi
Diritto d’autore e nuove tecnologie
Prof. Avv. Davide Sarti
E-commerce: tra tutela del diritto e nuove frontiere del mercato
Avv. Andrea Lisi

E-procurement
Avv. Fulvio Sarzana di S’Ippolito

Crittografia e Diritto
Prof. Avv. Giovanni Ziccardi

I contratti di Internet
Avv. Guido Scorza

La disciplina del contratto telematico
Avv. Rosamaria Ferorelli

Giurisdizione e cyberspazio
Prof. Avv. Giorgio

Aspetti fiscali nell’E-commerce
Dott.ssa Claudia Cevenini

L’atto amministrativo elettronico
Prof. Avv. Raffaele Guido
L’informatizzazione della Giustizia
Dott. Giuseppe Rana

Il processo telematico
Avv. Franco Zumerle
Hacking e cybercrimes
Avv. Gianluca Pomante


 

Master-Post-Eventum 19.05.03

"Aspetti filosofici e giuridici della quasi soggettività dei programmi intelligenti"
Prof. Giancarlo Taddei Elmi
Incaricato di informatica giuridica nell’Università di Firenze.

"Profili etici della comunicazione digitale"
Prof. Avv. Ernesto Cianciola
Avvocato in Bari. Incaricato di informatica giuridica nell’Università di Bari.

"La coscienza del computer o la coscienza dell'uomo che si nasconde dietro la macchina?"

L’ultima lezione si è tenuta, il Master è finito, con esso si conclude la mia opera di ‘raccontatore’ dei fatti e 'misfatti' di quello che è giusto chiamare ‘punto di partenza’ per molti professionisti che si stanno preparando ad affrontare un futuro ormai prossimo, dove ci sarà bisogno della loro opera, della nostra preparazione per rispondere alle esigenze di giustizia di un settore che è ormai a pieno titolo nella realtà quotidiana.

L’ultima lezione è stata tenuta dai chiarissimi Prof. Giancarlo Taddei Elmi dell’Università di Firenze, ed Ernesto Cianciola dell’Università di Bari.

I temi trattati, tra il filosofico ed il tecnico-giuridico, eran volti a cercare di far chiarezza sul problema della natura giuridica da riconoscere alla macchina-calcolatore.

Cercare la natura giuridica impone uno sforzo interpretativo che generalmente porta all’atomizzazione di ogni elemento di fatto per ricondurlo ad una fattispecie giuridica, ed un ragionamento al contrario per verificarne la coerenza con tutto l’impianto tecnico giuridico del sistema normativo.

A questo assunto non si sottrae il mondo informatico, la macchina-calcolatore; tanto più questa realtà interagisce con la vita dell’uomo, quanto più si rende necessaria una regolamentazione giuridica dei rapporti che ne scaturiscono e quindi la ricerca esegetica delle fonti, della natura giuridica.

Il Prof. G. Taddei Elmi, con estrema chiarezza ed assoluta competenza, ha esposto una serie di ipotesi dottrinarie che cercano di risolvere il problema, alcune delle quali qualificano quella del computer come "intelligenza artificiale forte" (ed il procedimento del calcolatore "intellettuale") oppure come "intelligenza artificiale debole" (ed il procedimento del calcolatore mera "copia"). Semplificando e riassumendo, si discute se un computer possa avere coscienza di sè (e quindi sia assimilabile ad un essere umano), oppure compia attività senza rendersene conto. Le conseguenze giuridiche che ne scaturiscono sono rilevanti.

L’ordinamento giuridico, infatti, attribuisce soggettività giuridica quando l’oggetto (soggetto) è meritevole di tutela (per ragioni funzionali e pratiche), oppure quando assume un certo valore economico (come nel caso del software), affiancato alla complessità della sua produzione, una elevata utilità ed originalità. Qual’è allora la disciplina giuridica più opportuna per i c.d. agenti intelligenti......dei sistemi esperti? Sono state avanzate alcune ipotesi: quella dell’assimilazione alla figura giuridica del rappresentante, oppure del nuncius ed anche del ‘mero trasmettitore di volontà altrui’. Il tutto anche per individuare quale sia la disciplina della responsabilità da applicare.

Comunque sia, mi è sembrato di cogliere tra gli illustri relatori una idea comune: il calcolatore non è soggetto pensante in senso per così dire "coscienziale", bensì uno strumento, una ‘protesi’ dell’uomo........Onde il percorso della responsabilità che deriva dall’attività svolta dalla macchina va ricollegato all’uomo.

Il problema, quindi, si sposta su quale soggetto umano sia responsabile delle attività della macchina.

Seguitando l’escursus sui principali argomenti trattati, è stato evidenziato che in una realtà nella quale muta il modo in cui l'uomo si relaziona con gli altri, nella quale in definitiva l'uomo stesso è destinato al cambiamento, nell'interazione con il computer, si procede verso una unicizzazione dei mezzi e dei metodi di comunicazione, ad una sola possibilità di comunicazione verso l'esterno, tutto si concentra nel mezzo informatico.

In questa realtà, dove la comunicazione (oltre a strumento di rapporti interpersonali, di vita sociale) è strumento necessario di conoscenza e quindi di scelta consapevole, alias di Democrazia, che ruolo assume il Diritto?

E' stato precisato che il diritto, libero da remore morali, deve dettare le regole di questa nuova realtà. Mi spiego meglio. Secondo uno schema caro al Prof. Cianciola, la nuova realtà trova nell'etica meramente giuridica la sua dimensione ottimale, capace di regolamentarla senza comprometterne le potenzialità, cosa che accadrebbe se incontrasse sulla sua strada anche (o solamente) sanzioni morali.

Partendo da questi presuposti, coerente appare la dichiarazione fatta dal chiarissimo Prof. Cianciola: “io sono a favore della clonazione umana”, il quale poi aggiunge: “ il minimo etico nella comunicazione digitale deve rifarsi al diritto, alle regole giuridiche non morali”.

Tutto ciò serve per disciplinare una realtà fatta di rapporti tra persone in cui si inserisce uno strumento nuovo, la macchina, quale entità che deduce (non intuisce), che si differenzia dall'intelligenza umana che ha una marcia in più, la coscienza di sé stessa; ha cioè (aggiungo io) capacità culturali, ad esempio, nel senso gramsciano del termine (cultura è coscienza di sé stessi e della realtà in cui si vive, coscienza del proprio ruolo e di quello degli altri).

Ma se il diritto deve dettare i limiti entro cui la reltà informatica si deve muovere, quali sono questi confini, e soprattutto essi sono statici o dinamici, e (in quest'ultimo caso) quale strumento formale può garantire tale dinamicità nel rispetto del 'diritto naturale'.....?...

E soprattutto, mi domando, cosa è il diritto naturale, se non un'idea dogmatica di regole elaborate dallo stesso uomo.... ?

Io (lo dico sommessamente, e conscio dell'oceano di conoscenza che mi separa dalla profonda cultura filosofica di cui hanno dimostrato di essere pervasi i due ottimi relatori) non sono un giusnaturalista, credo fermamente (naturalmente sempre disposto a mettermi in discussione) nella relatività storica del diritto; credo che il diritto sia un frutto dell'uomo e l'uomo del diritto che lui stesso si è dato. In questa ottica, il diritto non è fatto da istituti granitici, immutabili perchè sovraumani (per l'appunto, naturali), ma da un'insieme di regole in continuo cambiamento, in movimento verso un risultato che è la disciplina di una realtà oggi più che mai mutevole.

Appare evidente come l'idea di un diritto elastico ed in movimento sia più appropriata per disciplinare una realtà mobile, sfuggente come quella informatica. Una realtà in cui si fanno sempre più pressanti le richieste, in ogni settore, di ricorso a codici di autoregolamentazione, ad autorità 'Garanti' con l'attribuzione di poteri sempre più ampi spesso difficili da ricondurre nell'alveo della legittimità costituzionale.

Credo anche, però, che la strada verso il cambiamento debba mantenere una coerenza concreta, un legame solido con gli istituti 'fondamentali' elaborati dall'uomo, mi riferisco ai Diritti Umani, recepiti nella prima parte della nostra Costituzione e in tutte le Dichiarazioni Internazionali dei Diritti dell'uomo. Ma ciò non vuol dire che questi diritti siano naturali e come tali assoluti ed eterni...... questi muteranno quando l'uomo li concepirà in modo diverso..... e ad essi, nella loro nuova formulazione, la realtà giuridica dovrà fare comunque riferimento.

Comprendo come questa visione possa far pensare ad una realtà senza regole, caratterizzata da norme giuridiche opportunistiche, dove prevale il diritto del più forte, del vincitore di turno; ma la riprova che questi timori sono infondati è nella storia stessa, che ci avverte come il diritto del vincitore sia sempre stato giustificato dallo stesso con il ricorso proprio al giusnaturalismo.....che prende campo, storicamente, ogni qual volta uno Stato totalitario, un potere consolidato, cercano di radicare nel sistema giuridico la loro posizione dominante per renderla difficilmente contestabile, per non cambiare una realtà che li privilegia..... Questo accade trasversalmente in ogni tipo di sistema politico, dalla monarchia alla dittatura (di destra o di sinistra), dalla oligarchia alla democrazia.....(basta vedere gli USA....e come viene giustificata la teoria dell'aggressione preventiva.....).

Quindi l'uomo che ha inventato le macchine è lo stesso che crea il diritto per disciplinare la realtà che queste macchine stanno modificando.

Chiudendo questa lunga riflessione, non mi resta che riportare, condividendole, alcune considerazioni fatte dai relatori; la nuova realtà verso cui stiamo andando si caratterizzerà probabilmente per il 'Silenzio' (rotto solo dal ticchettio della tastiera), Solitudine, Disperazione (derivante dalla coscienza del non sapere...), Assenza della percezione della realtà. Davanti al monitor di ogni computer rischia di verificarsi una vera metamorfosi Kafkiana, che ci porta ad essere sempre più 'maschere', ad eclissarci dietro valori/non valori che si insediano nel nostro subcosciente impedendoci spesso di accorgercene.

Da qui il senso di vuoto, l'angoscia, spesso l'incoscienza e la falsa idea di onnipotenza, la falsa percezione della propria invisibilità, tutti atteggiamenti che rimbalzano in rapporti nuovi e tutti da studiare, da capire.

Il Master in Diritto delle tecnologie informatiche si è chiuso con una frase ormai celebre e ricorrente in questa lista: ".... qualunque cosa possa fare la macchina, sarà sempre l'uomo che potrà premere il pulsante per spegnerla, mai l'inverso".

Siccome in tutti i post-eventum ho chiuso con una provocazione 'tra il serio ed il faceto', mi sbilancio anche in quest'ultima occasione azzardando una “eresia”.....

Quando la Pubblica Amministrazione, la Giustizia, il commercio e l'industria, l'agricoltura ed i servizi saranno tutte legate all'uso del mezzo informatico (così come la nostra vita sociale), sarà sempre valida quella affermazione? O, in caso di problemi legati all'utilizzo della macchina, dovremo, prima di spegnere il computer, fare due conti e vedere se conviene più tenerlo acceso o spegnerlo accettandone i danni (il blocco dell'economia e della vita sociale e pubblica)....... Potrebbe accadere che la scelta sia quella di non spegnerlo, perchè ciò porterebbe alla catastrofe sociale.... ed accettare così i costi di un eventuale malfunzionamento....... in questo caso, potremmo ancora dire che "l'uomo può spegnere la macchina e non viceversa", con la stessa convinzione?

Ed ancora, se è vero che la tecnologia informatica sta cambiando l'etica e la psicologia dell'essere umano, insinuando i suoi effetti a livello subconscio, non rischiamo di arrivare ad un momento in cui, seduti davanti ad un computer, ci scorderemo o non riusciremo più a capire che esiste l'estrema soluzione di spegnerlo e continueremo nel suo uso ipnotizzati, assuefatti......o forse anche solo alienati dalla complessa reltà creatasi intorno a noi anche grazie alla presenza ed all'utilizzo della macchina?

Chiudo con le parole che l'attuale Garante della privacy scrisse nel lontano 1992 (quando ancora non si era imbarcato in veste ufficiale nell'avventura della tutela della riservatezza), “c'è una trasparenza sociale della quale volentieri avremmo fatto a meno: quella minuziosamente, quotidianamente, incarnata da comportamenti che esibiscono la forza in luogo del diritto, la sopraffazione al posto del rispetto, l'impunità invece della responsabilità. E dunque forza, sopraffazione, impunità diventano regole e diritti, di fronte ai quali sembra non esserci altro che la frustrazione o l'acquiescenza. Proprio perchè una vera reazione diventa difficile, la scossa del Moralismo può essere efficace”.
Un saluto a tutti patrizio galeotti

 

Questo sito è curato dagli Avvocati Tommaso Milella e Vito Pasciolla
Copyright©2001-2003
hosted by