"La
coscienza del computer o la coscienza dell'uomo che si nasconde
dietro la macchina?"
L’ultima
lezione si è tenuta, il Master è finito, con
esso si conclude la mia opera di ‘raccontatore’
dei fatti e 'misfatti' di quello che è giusto chiamare
‘punto di partenza’ per molti professionisti che
si stanno preparando ad affrontare un futuro ormai prossimo,
dove ci sarà bisogno della loro opera, della nostra
preparazione per rispondere alle esigenze di giustizia di
un settore che è ormai a pieno titolo nella realtà
quotidiana.
L’ultima lezione
è stata tenuta dai chiarissimi Prof. Giancarlo Taddei
Elmi dell’Università di Firenze, ed Ernesto Cianciola
dell’Università di Bari.
I temi trattati, tra
il filosofico ed il tecnico-giuridico, eran volti a cercare
di far chiarezza sul problema della natura giuridica da riconoscere
alla macchina-calcolatore.
Cercare la natura giuridica
impone uno sforzo interpretativo che generalmente porta all’atomizzazione
di ogni elemento di fatto per ricondurlo ad una fattispecie
giuridica, ed un ragionamento al contrario per verificarne
la coerenza con tutto l’impianto tecnico giuridico del
sistema normativo.
A questo assunto non
si sottrae il mondo informatico, la macchina-calcolatore;
tanto più questa realtà interagisce con la vita
dell’uomo, quanto più si rende necessaria una
regolamentazione giuridica dei rapporti che ne scaturiscono
e quindi la ricerca esegetica delle fonti, della natura giuridica.
Il Prof. G. Taddei Elmi,
con estrema chiarezza ed assoluta competenza, ha esposto una
serie di ipotesi dottrinarie che cercano di risolvere il problema,
alcune delle quali qualificano quella del computer come "intelligenza
artificiale forte" (ed il procedimento del calcolatore
"intellettuale") oppure come "intelligenza
artificiale debole" (ed il procedimento del calcolatore
mera "copia"). Semplificando e riassumendo, si discute
se un computer possa avere coscienza di sè (e quindi
sia assimilabile ad un essere umano), oppure compia attività
senza rendersene conto. Le conseguenze giuridiche che ne scaturiscono
sono rilevanti.
L’ordinamento giuridico,
infatti, attribuisce soggettività giuridica quando
l’oggetto (soggetto) è meritevole di tutela (per
ragioni funzionali e pratiche), oppure quando assume un certo
valore economico (come nel caso del software), affiancato
alla complessità della sua produzione, una elevata
utilità ed originalità. Qual’è
allora la disciplina giuridica più opportuna per i
c.d. agenti intelligenti......dei sistemi esperti? Sono state
avanzate alcune ipotesi: quella dell’assimilazione alla
figura giuridica del rappresentante, oppure del nuncius ed
anche del ‘mero trasmettitore di volontà altrui’.
Il tutto anche per individuare quale sia la disciplina della
responsabilità da applicare.
Comunque sia, mi è
sembrato di cogliere tra gli illustri relatori una idea comune:
il calcolatore non è soggetto pensante in senso per
così dire "coscienziale", bensì uno
strumento, una ‘protesi’ dell’uomo........Onde
il percorso della responsabilità che deriva dall’attività
svolta dalla macchina va ricollegato all’uomo.
Il problema, quindi,
si sposta su quale soggetto umano sia responsabile delle attività
della macchina.
Seguitando l’escursus
sui principali argomenti trattati, è stato evidenziato
che in una realtà nella quale muta il modo in cui l'uomo
si relaziona con gli altri, nella quale in definitiva l'uomo
stesso è destinato al cambiamento, nell'interazione
con il computer, si procede verso una unicizzazione dei mezzi
e dei metodi di comunicazione, ad una sola possibilità
di comunicazione verso l'esterno, tutto si concentra nel mezzo
informatico.
In questa realtà,
dove la comunicazione (oltre a strumento di rapporti interpersonali,
di vita sociale) è strumento necessario di conoscenza
e quindi di scelta consapevole, alias di Democrazia, che ruolo
assume il Diritto?
E' stato precisato che
il diritto, libero da remore morali, deve dettare le regole
di questa nuova realtà. Mi spiego meglio. Secondo uno
schema caro al Prof. Cianciola, la nuova realtà trova
nell'etica meramente giuridica la sua dimensione ottimale,
capace di regolamentarla senza comprometterne le potenzialità,
cosa che accadrebbe se incontrasse sulla sua strada anche
(o solamente) sanzioni morali.
Partendo da questi presuposti,
coerente appare la dichiarazione fatta dal chiarissimo Prof.
Cianciola: “io sono a favore della clonazione umana”,
il quale poi aggiunge: “ il minimo etico nella comunicazione
digitale deve rifarsi al diritto, alle regole giuridiche non
morali”.
Tutto ciò serve
per disciplinare una realtà fatta di rapporti tra persone
in cui si inserisce uno strumento nuovo, la macchina, quale
entità che deduce (non intuisce), che si differenzia
dall'intelligenza umana che ha una marcia in più, la
coscienza di sé stessa; ha cioè (aggiungo io)
capacità culturali, ad esempio, nel senso gramsciano
del termine (cultura è coscienza di sé stessi
e della realtà in cui si vive, coscienza del proprio
ruolo e di quello degli altri).
Ma se il diritto deve
dettare i limiti entro cui la reltà informatica si
deve muovere, quali sono questi confini, e soprattutto essi
sono statici o dinamici, e (in quest'ultimo caso) quale strumento
formale può garantire tale dinamicità nel rispetto
del 'diritto naturale'.....?...
E soprattutto, mi domando,
cosa è il diritto naturale, se non un'idea dogmatica
di regole elaborate dallo stesso uomo.... ?
Io (lo dico sommessamente,
e conscio dell'oceano di conoscenza che mi separa dalla profonda
cultura filosofica di cui hanno dimostrato di essere pervasi
i due ottimi relatori) non sono un giusnaturalista, credo
fermamente (naturalmente sempre disposto a mettermi in discussione)
nella relatività storica del diritto; credo che il
diritto sia un frutto dell'uomo e l'uomo del diritto che lui
stesso si è dato. In questa ottica, il diritto non
è fatto da istituti granitici, immutabili perchè
sovraumani (per l'appunto, naturali), ma da un'insieme di
regole in continuo cambiamento, in movimento verso un risultato
che è la disciplina di una realtà oggi più
che mai mutevole.
Appare evidente come
l'idea di un diritto elastico ed in movimento sia più
appropriata per disciplinare una realtà mobile, sfuggente
come quella informatica. Una realtà in cui si fanno
sempre più pressanti le richieste, in ogni settore,
di ricorso a codici di autoregolamentazione, ad autorità
'Garanti' con l'attribuzione di poteri sempre più ampi
spesso difficili da ricondurre nell'alveo della legittimità
costituzionale.
Credo anche, però,
che la strada verso il cambiamento debba mantenere una coerenza
concreta, un legame solido con gli istituti 'fondamentali'
elaborati dall'uomo, mi riferisco ai Diritti Umani, recepiti
nella prima parte della nostra Costituzione e in tutte le
Dichiarazioni Internazionali dei Diritti dell'uomo. Ma ciò
non vuol dire che questi diritti siano naturali e come tali
assoluti ed eterni...... questi muteranno quando l'uomo li
concepirà in modo diverso..... e ad essi, nella loro
nuova formulazione, la realtà giuridica dovrà
fare comunque riferimento.
Comprendo come questa
visione possa far pensare ad una realtà senza regole,
caratterizzata da norme giuridiche opportunistiche, dove prevale
il diritto del più forte, del vincitore di turno; ma
la riprova che questi timori sono infondati è nella
storia stessa, che ci avverte come il diritto del vincitore
sia sempre stato giustificato dallo stesso con il ricorso
proprio al giusnaturalismo.....che prende campo, storicamente,
ogni qual volta uno Stato totalitario, un potere consolidato,
cercano di radicare nel sistema giuridico la loro posizione
dominante per renderla difficilmente contestabile, per non
cambiare una realtà che li privilegia..... Questo accade
trasversalmente in ogni tipo di sistema politico, dalla monarchia
alla dittatura (di destra o di sinistra), dalla oligarchia
alla democrazia.....(basta vedere gli USA....e come viene
giustificata la teoria dell'aggressione preventiva.....).
Quindi l'uomo che ha
inventato le macchine è lo stesso che crea il diritto
per disciplinare la realtà che queste macchine stanno
modificando.
Chiudendo questa lunga
riflessione, non mi resta che riportare, condividendole, alcune
considerazioni fatte dai relatori; la nuova realtà
verso cui stiamo andando si caratterizzerà probabilmente
per il 'Silenzio' (rotto solo dal ticchettio della tastiera),
Solitudine, Disperazione (derivante dalla coscienza del non
sapere...), Assenza della percezione della realtà.
Davanti al monitor di ogni computer rischia di verificarsi
una vera metamorfosi Kafkiana, che ci porta ad essere sempre
più 'maschere', ad eclissarci dietro valori/non valori
che si insediano nel nostro subcosciente impedendoci spesso
di accorgercene.
Da qui il senso di vuoto,
l'angoscia, spesso l'incoscienza e la falsa idea di onnipotenza,
la falsa percezione della propria invisibilità, tutti
atteggiamenti che rimbalzano in rapporti nuovi e tutti da
studiare, da capire.
Il Master in Diritto
delle tecnologie informatiche si è chiuso con una frase
ormai celebre e ricorrente in questa lista: ".... qualunque
cosa possa fare la macchina, sarà sempre l'uomo che
potrà premere il pulsante per spegnerla, mai l'inverso".
Siccome in tutti i post-eventum
ho chiuso con una provocazione 'tra il serio ed il faceto',
mi sbilancio anche in quest'ultima occasione azzardando una
“eresia”.....
Quando la Pubblica Amministrazione,
la Giustizia, il commercio e l'industria, l'agricoltura ed
i servizi saranno tutte legate all'uso del mezzo informatico
(così come la nostra vita sociale), sarà sempre
valida quella affermazione? O, in caso di problemi legati
all'utilizzo della macchina, dovremo, prima di spegnere il
computer, fare due conti e vedere se conviene più tenerlo
acceso o spegnerlo accettandone i danni (il blocco dell'economia
e della vita sociale e pubblica)....... Potrebbe accadere
che la scelta sia quella di non spegnerlo, perchè ciò
porterebbe alla catastrofe sociale.... ed accettare così
i costi di un eventuale malfunzionamento....... in questo
caso, potremmo ancora dire che "l'uomo può spegnere
la macchina e non viceversa", con la stessa convinzione?
Ed ancora, se è
vero che la tecnologia informatica sta cambiando l'etica e
la psicologia dell'essere umano, insinuando i suoi effetti
a livello subconscio, non rischiamo di arrivare ad un momento
in cui, seduti davanti ad un computer, ci scorderemo o non
riusciremo più a capire che esiste l'estrema soluzione
di spegnerlo e continueremo nel suo uso ipnotizzati, assuefatti......o
forse anche solo alienati dalla complessa reltà creatasi
intorno a noi anche grazie alla presenza ed all'utilizzo della
macchina?
Chiudo con le parole
che l'attuale Garante della privacy scrisse nel lontano 1992
(quando ancora non si era imbarcato in veste ufficiale nell'avventura
della tutela della riservatezza), “c'è una trasparenza
sociale della quale volentieri avremmo fatto a meno: quella
minuziosamente, quotidianamente, incarnata da comportamenti
che esibiscono la forza in luogo del diritto, la sopraffazione
al posto del rispetto, l'impunità invece della responsabilità.
E dunque forza, sopraffazione, impunità diventano regole
e diritti, di fronte ai quali sembra non esserci altro che
la frustrazione o l'acquiescenza. Proprio perchè una
vera reazione diventa difficile, la scossa del Moralismo può
essere efficace”.
Un saluto a tutti patrizio galeotti