Voglio aprire il post-eventum con la frase con cui il Prof.
Avv. Andrea Monti ha chiuso la sua interessantissima lezione
di lunedì scorso: “l'oggetto dell'indagine scompare
nel momento in cui la Procura ci mette le mani per assumere
la prova........”; in sostanza queste parole racchiudono
tutta l'essenza della sua lezione, che indegnamente cercherò
di riassumere.
La mancanza di un protocollo d'indagine certo, di cui invece
dispongono gli investigatori USA, è un punto dolente
delle indagini sui reati informatici, che se da un lato può
favorire un avvocato difensore,dall'altro questi, smessa la
toga per dedicarsi alla più faticosa opera del viver
da Cittadino, non può che rabbrividire per la possibilità
di errori giudiziari e di indagini compromesse da personale
impreparato o al quale non vengono messi a disposizione i
mezzi minimi necessari a garantire a tutti noi (perchè
ognuno di noi può essere oggetto di indagini del genere)
la piena realizzazione degli art. 24 e 27 della Costituzione.
E' innegabile che l'essere anche soltanto destinatario di
un avviso di garanzia per reato di pedopornografia (a seguito
di indagini fatte con mezzi inadeguati o senza la necessaria
professionalità) diventa un marchio d'infamia capace
di distruggere la vita al malcapitato ed alla sua famiglia....(l'eventuale
assoluzione non potrà mai fare "giustizia"
nel senso pieno del termine).
Ma cerchiamo di ordinare le idee; vediamo il ruolo della
difesa e dell'accusa in questo tipo di indagini.
Il PM, che deve indagare sui reati ed assumere le prove che
giustifichino il rinvio a giudizio e permettano di sostenere
l'accusa in corso di processo, al fine di non vanificare il
suo lavoro, dovrebbe poter contare su personale altamente
specializzato, invece, mentre per una perizia balistica ci
si affida a fior di professori universitari, per le perizie
e le indagini informatiche ci si deve affidare a personale
che spesso non conosce il linguaggio di programmazione, nè
le tecniche intrusive, oltre naturalmenteai minimi accorgimenti
per assumere una prova senza comprometterla.
Questa situazione, che dovrebbe rappresentare un 'invito
a nozze' per un difensore senza scrupoli, rischia di diventare
un pericoloso boomerang che di ritorno colpisce alla nuca
il malcapitato imputato che deve essere giudicato da giudici
che di informatica conoscono si e no il semplificato (per
non dire altro...in fondo anch'io "ho famiglia")
corso per la patente Europea....che tanti milioni costa alla
CE e agli Stati membri ed è la manna per le società
referenziate che (poverine) almeno possono dare...(sig!!!)
lavoro facendo....... (doppiosig!!!!!!!!) cultura.......o
forse "coltura" (parola più appropriata per
indicare un'attività che dà frutti.........
non culturali).
Il rapporto tra Avvocato e attività di indagine, va
visto sotto duplice aspetto.
Il primo è quello dell'Avvocato difensore dell'indagato/imputato,
che deve smontare le teorie accusatorie del PM e della Parte
Civile, avvalendosi delle indagini difensive, armato di lente
e pipa.... affidando a costosissimi professionisti (per coloro
che hanno decine di milioni da spendere per difendersi) l'attività
di indagine........ma come fa, se deve passare per l'ufficio
del PM, e comunque si trova a mettere le mani sul luogo del
delitto solo dopo che è stato saccheggiato da chi,
per raccogliere dati su di un disco rigido, è capace
anche di usare lo stesso masterizzatore dell'indagato, oppure
mette i sigilli a tutta la stanza quando basterebbe, in presenza
di testimoni e con le dovute cautele (come, caso rarissimo,
è accaduto alla procura di Pescara), mettere un sigillo
elettronico sulle sole cartelle incriminate, masterizzandole
con protezione e consegnando poi le chiavi al P.M.
L'altro è quella dell'Avvocato di Parte Civile che
dovrebbe svolgere un ruolo di sostegno e consiglio propositivo
dell'attività del P.M., e quindi avere a disposizione
ed utilizzare tutte le tecniche più avanzate affinchè,
nella fase di assunzione delle prove, queste non vadano irrimediabilmente
perdute per la maldestra attività di soggetti inesperti.
Durante la lezione del Prof. Avv. Monti, un collega ha argutamente
posto la domanda se ci fosse in Italia una struttura a cui
un Avvocato difensore possa rivolgersi per avere un ausilio
tecnico adeguato, al fine di contrastare le tesi accusatorie,
smontare le prove e contestarne ogni violazione del diritto
difensivo, oltre che per avere dei suggerimenti per una corretta
acquisizione di elementi probatori da contrapporre alla pubblica
accusa; l'illustre relatore ha consigliato di rivolgersi al
dipartimento di scienze dell'informazione dell'Università
di Milano.
Proseguendo il revival sulla lezione di lunedì, l'Avv.
Monti non ha mancato di dare consigli estremamente preziosi
per coloro che si trovassero a dover contrastare una accusa
di reato informatico, evidenziando tra l'altro che le due
fattispecie di reato più ricorrenti sono la 'duplicazione
abusiva di software' e la 'riproduzione di materiale pedopornografico'.
Molto meno frequenti sono i casi di 'accesso a sistema informatico'.
Riguardo al reato di 'pedopornografia', si è precisato
che uno dei problemi più ricorrenti è quello
di contrastare l'imputazione di mera "detenzione",
mentre la norma parla di "scambio" di materiale.
Un'altra pseudoanomalia riguarda le modalità con cui
si da la 'caccia ai pedopornofili'; la cosidetta attività
sottocopertura, viene sempre più spesso interpretata
come 'potere di istigare a commettere il reato', in cui l'agente
'provocatore', fa di tutto per far cadere in trappola il soggetto
sospettato di pedopornografia...... Reato che, proprio per
le sue implicazioni psicopatologiche, dovrebbe essere indagato
tenendo ben presente la psicologia del soggetto che lo commette......
poiché altrimenti il difensore potrebbe ben vanificare
mesi, anni di indagini facendo valere, ad esempio, che in
soggetti malati, psicologicamente già vulnerabili,
in quanto propensi a commettere certi comportamenti (scaricare
immagini e visionarle), ha avuto la meglio la personalità
più forte, determinando la commissione del reato che
altrimenti non si sarebbe consumato.........(naturalmente
è solo un'ipotesi difensiva, non un modo per scusare
chi commette questi reati, e soprattutto una mia osservazione
personale....da prendere con le molle).
Ulteriore consiglio è quello di fare moltissima attenzione
a tutta la documentazione probatoria prodotta dal PM ed inserita
nel fascicolo del Giudice, per eccepire alcune (frequenti)
incongruenze capaci di rendere inservibili le prove stesse.....
Ad esempio: la data del computer e l'ora nei tabulati e nei
file di log (nei quali gli orari devono coincidere, poiché
se ci fosse una differenza, anche di un solo secondo, tra
l'ora in cui l'indagato si è connesso e quella in cui
l'IP indagato viene attribuito dal server, questo potrebbe
portare all'individuazione di un soggetto diverso da quello
che ha commesso il reato.....ben potendo in quel secondo essere
stato attribuito l'IP sotto osservazione, ad un numero di
telefono diverso).
Dobbiamo sapere infatti che l'access provider, attraverso
i suoi banchi modem, può risalire ai numeri telefonici
di coloro che chiedono la connessione (così ha confermato
l'Avv. Patrizio Menchetti, i cui insegnamenti sono sempre
preziosi e che servono a meglio comprendere un po' tutte le
materie trattate nel corso del Master).
Un punto debole di molte istruttorie probatorie che un difensore
si trova a dover smontare, va individuato nel soggetto che
custodisce i file di log del server, dai quali si ricostruisce
tutta l'attività in rete dell'indagato....
L'amministratore del server o i suoi sottoposti, infatti,
non sono pubblici ufficiali, ed hanno accesso a questi dati,
per cui nessuno ci garantisce che non li abbiano modificati
(ipotesi non del tutto 'barbina' , se si considera che i pedopornografi
sono organizzati e che hanno appoggi e coperture anche importanti).
Uno dei momenti dove è più facile che la Polizia
Giudiziaria commetta degli errori, a tutto vantaggio della
difesa (sensibilità ai diritti difensivi dell'autorità
giudicante permettendo), è l'acquisizione dei dati
dal disco rigido che, se non fatta con le dovute cautele e
con software adeguati, rischia di compremettere l'esito dell'operazione
ed inficiare la rilevanza probatoria del materiale raccolto.
Un'altra oservazione del relatore riguarda le così
dette figure del 'dolo di detenzione' e 'dolo di scambio',
figure imprescindibili per qualificare giuridicamente la presenza
dei file incriminati nella directory temporanea, o in una
fissa.... Altro aspetto ancora attiene l'ipotesi di un file
che sia stato o meno visionato..... Infine rimane il dubbio,
difficile da superare, su chi fosse materialmente dietro alla
macchina ed abbia quindi commesso il reato....... che come
sappiamo è imputabile ad personam (responsabilità
penale personale).
Sulla possibilità che la difesa possa visionare ed
analizzare il software utilizzato per le indagini, sorvolo,
perchè credo che ormai tutti riteniamo che la cosa
debba essere un diritto sacrosanto (almeno la classe forense,
quella giudiziaria ancora non saprei).......ma l'ostacolo,
come sappiamo, oltre al diritto d'autore (che potrebbe essere
superato da un provvedimento del giudice), è il difetto
di giurisdizione nei confronti del proprietario del software,
che è quasi sempre d'oltre oceano........
Alla luce di tutto questo, concludo con una proposta (per
quello che può valere). Occorre, per il bene della
Pubblica Accusa e della Difesa (alias di tutti i cittadini),
elaborare un protocollo europeo che detti le modalità
di assunzione della prova; occorre che la figura degli amministratori
dei server, custodi dei preziosi file di log, assuma un ruolo
istituzionale disciplinato da norme che ne garantiscano la
professionalità e ne qualifichino, con tutte le conseguenze
del caso, l'attività. Occorre ancora che, per la piena
garanzia del diritto alla difesa, l'Unione Europea (ove non
riesca a concludere trattati internazionali che obblighino
i proprietari del diritto d'autore sui vari software a fornirne
i codici sorgente a richiesta dei giudici) investa per creare
software, tutti europei, specifici per le indagini dell'accusa
e della difesa......per i quali sia possibile accedere al
codice sorgente ed a tutto ciò che occorre per periziarne
il funzionamento a fini difensivi.
Cha altro devo dire..............solo che l'ora passata dopo
la lezione, a parlare faccia a faccia con il Prof. Avv. Monti
in compagnia del collega ed amico Vito Pasciolla, del Presidente
Avv. Melica e del sempre brillantissimo Avv. Barile...oltre
ad altri compagni ed amici/e del master, davanti al tramonto
del sole sull'adriatico che nell'occasione aveva assunto un
colore che non esiste nella tavolozza di nessun pittore, con
la cornice del lungomare e dalle mura della Bari vecchia,
è cosa che lascio alla vostra immaginazione, le parole
rovinerebbero certamente il ricordo...............
un saluto a tutti
Avv. Galeotti Patrizio