Lunedì
28 Aprile al Master di Diritto delle Tecnologie Informatiche,
L'Avv.Gianluca Pomante ha parlato dell'Hacking e del Cybercrimes,
anticipando i temi con una lunga ed interessante dissertazione
sull'informazione deviata che mi sento di condividere apertamente
nei contenuti e nell'attenzione dimostrata al diritto alla libertà
d'informazione e ad essere informati.
L'iniziale carrellata di simpaticisime vignette per rappresentare
in modo piacevole la lezione ha creato subito un'atmosfera
distesa e divertente.
L'importanza in una democrazia moderna (ma questo vale anche
per il passato, ben lo sapevamo i Faraoni egizi, così
come lo stesso Cesare), dell'informazione come strumento che
consenta agli uomini di prendere le proprie decisioni a ragion
veduta, è, come ben sappiamo, risaputa. Può
quindi accadere che per influenzare le decisioni degli uomini
(che in democrazia determinano il consenso e quindi anche
la scelta di coloro che governano ed amministrano il potere),
a qualc'uno possa venire in mente di manipolare le informazioni
in modo da determinare una certa decisione invece che un'altra
(decisione elettorale, ma anche sindacale o attinente ai gusti
del consumo, dell'abbigliamento....o dello spettacolo....).
Se pensiamo che, come il simpaticissimo relatore ha ribadito,
l'80% dell'informazione mondiale viene gestita solo da quattro
agenzie, possiamo immaginare come, in caso di monopolizzazione
da parte di “poteri forti” (che si annidano trasversalmente
in ogni dove), questi potrebbero far passare solo le informazioni
che riterrebbero opportune per perseguire i loro interessi.....
quindi aumenterebbe il rischio di informazione deviata, e
con esso quello sulla libertà delle persone che non
potrebbero decidere, e quindi orientare il loro consenso,
in maniera libera.
Vista l'importanza dell'informazione, non è fuori
luogo osservare come oggi le guerre si cominciano (anzi, si
preparano), si combattono, ed infine si assicura il governo
ai vincitori attraverso l'informazione, anzi manipolando l'informazione.
Distruzione o inutilizzabilità delle informazioni
(e degli strumenti che servono per divulgarle), oltre alla
loro sostituzione o manipolazione per aumentare il “gradimento”
del soggetto che esercita il potere e che ne cosente la divulgazione...;
tutte queste cose hanno un unico obiettivo: l'utilizzo dell'informazione
per scopi diversi da quelli suoi propri e cioè l'essere
uno strumento imprescindibile per fondare le scelte umane
sulla cognizione esatta della realtà, e permettere
la possibilità che il libero scambio e il libero accesso
all'informazione possano produrre il massimo beneficio per
l'essere umano.
La peculiarità del Web fa si che vi circolino milioni
di informazioni e queste, per la velocità con cui si
formano e cambiano, difficilmente possono essere verificate
ed eventualmente corrette, per cui siamo esposti ad informazioni
che potrebbero essere deviate o vere senza poterle verificare....Un
grande problema per l'uomo comune, una 'manna' per coloro
che vogliono strumentalizzare l'informazione...... Ma non
sottovalutiamo però anche la grande forza che il web
ha nel permettere l'organizzazione di reti di controinformazione
dove circolano dati diversi da quelli veicolati dall'informazione
ufficale (purtroppo però, anche queste reti non danno
la certezza delle notizie che vi passano).
L'Hacking, in questa realtà, assume spesso una valenza
negativa, ma dobbiamo domandarci se questo è il frutto
ancora una volta di informazione deviata........ Il bravo
relatore, studioso dell'Hacking, ha spiegato come storicamente
questo fenomeno non sia nato con scopi di manipolazione dell'informazione;
anzi, per certi aspetti (a voler cogliere anche le sottigliezze)
gli hacker sono proprio i nemici più pericolosi di
coloro che possono e vogliono manipolare e deviare l'informazione,
perchè hanno le capacità e le possibilità
di “scoprire gli altarini”...di rompere le uova
nel paniere... a chi ,per così dire, la vuol “fare
sporca.....”.
A ben vedere, perciò, pare che la disinformazione
su questi personaggi e su questa “attività”
abbia una spiegazione più che plausibile.
L'importanza della libera circolazione della informazione
si coglie subito attraverso un esempio fatto dall'Avv. Pomante:
pensiamo un po' a quanto sarebbe più avanzata la scienza
farmacologica se gli scenziati che lavorano nelle case farmaceutiche
non fossero vincolati al segreto sulle loro scoperte......
lo stesso accade nel mondo informatico. Pensate un po' se
esistesse solo la Microsoft........; pensate se le informazioni
sui codici sorgente di certi programmi non fossero state accessibili:
Linux non esisterebbe........e neppure questo Open Office
con il quale vi scrivo.
Diceva Adolfo Beria di Argentine : “... un problema
centrale dell'attuale società, qual è il diritto
di informazione, richiede sicuramente un approccio interdisciplinare...”,
parole quantomai sagge che ci fanno comprendere come le applicazioni
della tecnologia informatica siano pervase in tutti i loro
aspetti da questo problema.
Nell'Enciclopedia del Diritto, Aldo Loiodice ,alla voce Informazione
(diritto alla), ci fa meglio comprendere come dobbiamo correttamente
inquadrare il fenomeno: “ la libertà di informazione
......identifica .....il duplice ordine di situazioni soggettive
connesse sia all'attività acquisitiva di conoscenze
sia al comportamento attivo espressivo......”;
quindi diritto ad informarsi e ad essere informati. Sempre
Adolfo Beria di Argentine precisa che l'art. 21 della Cost.
garantisce espressamente solo quest'ultimo aspetto, ed aggiunge:
“...il principio di una libera informazione si ispira
ai criteri della pluralità, dell'accessibilità
e della controllabilità del contenuto delle notizie.
La libertà, come situazione soggettiva, costituisce
un presupposto per lo sviluppo del sistema nel senso di un
miglioramento dell'intera politica dell'informazione, che
coinvolga unitariamente la domanda e l'offerta di informazione,
per una piena realizzazione di una normativa costituzionale
adeguata alla società contemporanea....”.
Dunque l'informazione si presenta sotto un duplice aspetto;
ma come garantire entrambi i diritti nel mondo informatico?
La risposta, secondo alcuni, deve tenere conto del mezzo
di informazione e può variare.
Infatti, applicare il principio liberale della pluralità
dei mezzi di informazione assume valenze diverse a seconda
che si tratti di carta stampata (nella quale ognuno legge
il giornale o la rivista che più gli aggrada, e difficilmente,
salvo rare eccezioni da parte dei più illuminati, si
acquistano giornali contrari al proprio modo di vedere), o
di televisione (dove il comportamento del telespettatore,
nonostante la possibilità di zapping, è determinato
da altri fattori, complessi e che interagiscono tra di loro
fino ad ottenere una realtà a sé stante).......
Partendo da queste premesse è giusto chiederci se
il pluralismo dell'informazione in Internet possa essere una
soluzione che da sola basta a risolvere i problemi che questa
pone, o se in tale nuova realtà occorra ragionare diversamente.
Teniamo infatti in debito conto il fatto che mentre sulla
stampa e in Tv esistono precise responsabilità in capo
a chi “fa informazione”, disciplinate da norme
anche penali (oltre che da codici di autoregolamentazione),
nella rete siamo, per così dire, ancora in alto mare;
eppure il problema esiste ed ogni giorno diventa più
complesso.
Un'aspetto nuovo, che con i tradizionali mezzi si era solo
intravisto, riguarda poi il cosiddetto “effetto nebbia,
per cui l'utente viene investito da miriadi di particelle
infinitesimali nebulizzate che alla fine non lasciano intravedere
molte realtà”, come ci dice Corso Bovio. Da tale
riflessione possiamo comprendere come l'esigenza di traparenza
e di verità assumano una dimensione diversa e più
complessa (così come spesso accade quando parliamo
di internet e nuove tecnologie), e rispondere all'esigenza
della completezza e dell'obiettività dell'informazione
con mezzi tradizionali, diventa arduo, se non impossibile.
Mi piace chiudere questa riflessione sull'informazione con
le parole scritte da Giuseppe Corasiniti in un saggio Laterza
degli anni '90, perchè a mio avviso sono ancora attuali
per la loro capacità di proiettare il problema nel
futuro: “L'informazione negli anni '90,.................non
ha necessità di stecche di rinforzo o di sostegni che
possano progressivamente trasformarsi, anche inconsapevolmente,
in divisioni, muri, recinti o peggio reticolati. Essa deve
perciò trovare al suo interno le ragioni e la forza
che ne costituiscono l'essenza in una società civile
e in una moderna democrazia: sapendosi porre come coscienza
attenta e critica, stimolando il riconoscimento e la affermazione
di nuovi diritti, di nuove aree di libertà e di solidarietà
civile, di una cultura della comunicazione che sia anche comunicazione
della cultura, e di una democrazia senza più ideologie
e apparati, ma fondata sulle idee e sulla loro libera circolazione,
e proprio per questo ancora più vera.”
Vi è un'altra riflessione del nostro relatore che
fa pensare: “perchè se la tecnologia fa fare
in 3 ore quello che prima si faceva in 8, le restanti 5 ore
dobbiamo continuare a lavorare?........ Bella domanda ...
meriterebbe una bella risposta, tipo “perchè
siamo autolesionisti”.... Invece c'è molto di
più sotto la cenere, e molti economisti lo hanno spiegato;
pare tuttavia che non si riesca a far tesoro di certe cose.
Non pensate che la lezione si sia esaurita in questi discorsi.
Per la verità ha trattato anche dei crimini informatici,
ma i famigerati articoli del codice penale (artt. 420, 615
e ss. 617, 621, 491 bis, 635bis, 640 ter, 648...) parlano
da soli, anzi, a volte qualcuno vorrebbe fargli assumere anche
significati e portata che non hanno, come nel caso di quei
giudici che hanno applicato l'art. 648 (ricettazione) al caso
del cd 'taroccato' acquistato per strada.....
Riguardo a questi temi, ciò di cui mi preme parlare
attiene ad alcune riflessioni fatte, insieme al collega Pomante,
dopo la lezione: cose che sembrano divertenti, ma che comunque
devono fornire lo spunto per una riflessione più profonda.
Per capirci: se è reato accedere e danneggiare un
sistema informatico (legge ormai datata), oggi, con i telefonini
di nuova generazione, o con le automobili che viaggiano solo
perchè c'è un sistema elettronico con relativo
software che le fa muovere, possiamo stare tranquilli? Si,
perchè se mia moglie in un momento di rabbia prende
il mio cellulare ultimo modello e lo sbatte a terra, danneggia
un marchingegno che qualche giudice potrebbe parificare ad
un sistema informatico, visto che mi ci posso collegare ad
internet, ci ricevo e spedico fax e tanto altro ancora.......
Così pure, quando acquisto l'ultimo modello della Mercedes,
acquisto anche i diritti sul software che la fa funzionare?......
Ma allora, se la porto da un meccanico non Mercedes (libero)
e questo accede al sistema informatico della macchina per
capire i guasti e ripararli, commette reato?...Ed ancora,
se un mio cliente che vuole vendicarsi perchè ho perso
(come accade spesso) l'ennesima causa, mi spacca tutta la
macchina, viola anche i diritti del costruttore sul sistema
informatico della vettura con cui navigavo in internet (potevo
collegarmi al satellite) e che presiede a tutte le attività
della macchina, potrò agire contro il danneggiatore
(naturalmente mi riferisco alla tutela del sistema informatico)?
A prima vista certe cose sembrano assurdità giuridiche,
ma un giudice inesperto (o mal consigliato), potrebbe essere
facile preda di soluzioni che farebbero sorridere i più
e disperare il malcapitato imputato....
La lezione si è chiusa poi con due interrogativi che
vi giro.... port scanning: è accesso abusivo a sistema
informatico? E net strike, è reato o no?...........
Belle domande, vero? La risposta alla prossima puntata.....nel
frattempo, aspettando Andrea Monti, che il prossimo lunedì
ci parlerà della formazione della prova nei processi
di criminalità informatica.............vi mando
un saluto a tutti
Avv. Galeotti Patrizio