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Art. 3 dello Statuto “l'Associazione ha lo scopo di promuovere ed aggiornare la cultura giuridica e forense; valorizzare l’Avvocatura, anche nei suoi aspetti previdenziali; analizzare i problemi che  coinvolgono l’attività professionale della classe forense e proporre soluzioni alle competenti Autorità; divulgare i diritti di difesa della persona; promuovere lo sviluppo delle comunicazioni finalizzato all’esercizio della professione degli Avvocati anche attraverso la creazione e la gestione di una rete informatica…; collaborare con Autorità, Enti ed Associazioni; incoraggiare studi, pubblicazioni, manifestazioni, mostre ed esposizioni”.
 

   



Il Giurista e la Rete:
dal tomo al bit

Prof. Avv. Giovanni Pascuzzi
Diritto d’autore e nuove tecnologie
Prof. Avv. Davide Sarti
E-commerce: tra tutela del diritto e nuove frontiere del mercato
Avv. Andrea Lisi

E-procurement
Avv. Fulvio Sarzana di S’Ippolito

Crittografia e Diritto
Prof. Avv. Giovanni Ziccardi

I contratti di Internet
Avv. Guido Scorza

La disciplina del contratto telematico
Avv. Rosamaria Ferorelli

Giurisdizione e cyberspazio
Prof. Avv. Giorgio

Aspetti fiscali nell’E-commerce
Dott.ssa Claudia Cevenini

L’atto amministrativo elettronico
Prof. Avv. Raffaele Guido
L’informatizzazione della Giustizia
Dott. Giuseppe Rana

Il processo telematico
Avv. Franco Zumerle
Hacking e cybercrimes
Avv. Gianluca Pomante


 

Master-Post-Eventum 27.01.03

“Il Giurista e la Rete: dal tomo al bit"
Prof. Avv. Giovanni Pascuzzi.
Straordinario di Diritto privato comparato; direttore del Dipartimento di scienze giuridiche all’Università di Trento; membro del Consiglio direttivo del centro per la formazione e per l’aggiornamento degli avvocati del Consiglio Nazionale Forense

Raccogliendo l'auspicio del Presidente invio questo mio modesto contributo di riflessioni su alcuni temi toccati dal Prof. Pascuzzi, al quale va il merito di aver preso la mia mente per mano, moderno Virgilio, e accompagnatomi sulla collina del suo sapere, mi ha rivelato il panorama esaltante delle problematiche che caratterizzano la realtà informatico-giuridica; e al tempo stesso momento di sfida e di preoccupazione per il giurista accorto, per i pericoli che lo circondano e le magnifiche e stimolanti prove che lo aspettano quando “pionieristicamente” esplora questa nuova frontiera del diritto e dell'uomo.

Verrebbe da dire " colleghi, amici, compagni (fate voi) non chiediamoci che cosa ha da darci questa nuova materia, ma cerchiamo di vedere quello che noi possiamo fare e dare per questa nuova e stimolante realtà", anche perchè, volenti o nolenti, la tecnologia (quella a cui siamo abituati e quella che dobbiamo ancora imparare a dominare) è un'arma a doppio taglio, solo tenendola per il manico (e facendo riferimento ai valori antichi della nostra cultura umanistica per usarla nel bene dell'uomo) possiamo avere la possibilità di non fare a noi, nè agli altri, del male.

Rileggevo in questi giorni uno dei miei libri di informatica preferiti " Miti e riti del'informatica " un garzantino tascabile scritto da Gianfranco Secchi nel lontano 1987, e riflettendo sulle parole del chiarissimo (in tutti i sensi) prof. Avv. Pascuzzi, ho apprezzato ancor di più alcuni passi del libro di cui vi faccio partecipi :

<".........i calcolatori si diffondono e si fanno sempre più potenti..........già si parla di miliardi di operazioni al secondo; il personal è alla portata di tutti e presto chi non lo saprà usare sarà chiamato analfabeta..........è tempo che il calcolatore entri in ogni aula, in ogni ufficio, in ogni casa. Ma le aziende, le strutture pubbliche, le scuole, le famiglie, sono pronte a farne l'uso migliore? l'individuo che lavora, che studia, che vive la vita del nostro tempo, è pronto a stabilire con lo strumento un rapporto vantaggioso per sè? Mi sembra di poter dire che l'uomo, negli ultimi tempi, ha smarrito un equilibrio importante: quello tra i beni che è stato in grado di darsi, attraverso studi scientifici e realizzazioni tecniche (il computer ndr), e la propria coscienza, la propria cultura, ossia la propria capacità di gestire quei beni nel modo più corretto. .........Di tutte le macchine di cui l'uomo si è finora dotato, infatti, il calcolatore è l'unico che elabora elementi non percepibili con i sensi: elabora conoscenza, idee, nozioni, sapienza.... non è strano che i prezzi che chiede in cambio del suo servizio stiano in quest'aria, filosofica, appunto. ......">.

Parole profetiche, che hanno anticipato una realtà annunciata; ma cosa abbiamo fatto in questi anni per colmare quel gap tra tecnologia e cultura? di fronte alla crescita esponenziale della macchina, dell'hardware e del software, tutto è rimasto per così dire, al palo, ed ora cerchiamo con urgenza ed affanno rimedi che rischiano di essere solo dei paliativi.

Il risultato è che certe nuove realtà sembrano essere sotto controllo, regimentate, ma in realtà sono ancora parzialmente e superficialmente esplorate.

Il rischio è che nella fretta di approntare una risposta qualsiasi ai problemi di regolamentazione giuridica posti dalle nuove realtà tecnologiche, si ricorra (già si lo è fatto) a soluzioni affrettate che se da un lato sembrano risolvere il problema, dall'altro, non essendo figlie di soluzioni meditate, ponderate, secondo i valori che caratterizzano la nostra millenaria cultura, potrebbero generare una serie di effetti collaterali imprevisti che potrebbero portare al risultato finale opposto a quello che era nelle nostre intenzioni.

In sintesi, secondo me, le regole giuridiche della nuova realtà tecnologica dovrebbero essere progettate senza mai perdere di vista la nostra cultura umanistica, la nostra cultura giuridica che è frutto di secoli di elaborazioni teoriche ampliamente sperimentate nel reale e quel che più conta, nel rispetto dei diritti fondamentali contenuti nella Carta Costituzionale.

Se è vero infatti che la mente del giurista deve essere aperta a tutte le possibili soluzioni, e la scienza giuridica, come tutte le scienze non deve né può avere limiti, tale apertura mentale dovrebbe avere, come finalità, quella di trovare una soluzione ai problemi posti dalla nuova realtà tecnologica che, nel rispondere alle esigenze di continuo e veloce cambiamento delle fattispecie concrete, non prescinda da valori e principi consolidati in secoli di storia del pensiero giuridico.

Si possono anche ipotizzare nuovi istituti, nuovi modi di formazione delle leggi (più veloci ed adeguati ai tempi ed ai mezzi), ma ritengo sia sempre e comunque necessario rispettare i valori e i pricipi che l'uomo è riuscito ad elaborare e stà ancora cercando di realizzare compiutamente, e che sono scritti nella prima parte della nostra Costituzione, nelle dichiarazioni Europea e Universale dei Diritti dell'uomo.

Quando il giurista delle società tecnologicamente avanzate si accingerà ad elaborare i nuovi principi per regolamentare le nuove realtà tecnologiche, dovrà fare in modo che la tecnologia sia al servizio dell'uomo, e non viceversa, non prescindendo dai diritti fondamentali, così come la scienza giuridica li ha ad oggi disegnati.

Approfito della pazienza di chi legge per proporre ancora una riflessione.

Mi è capitato di parlare, con cosiddetti hakers, quelli veri, votati solo allo studio ed alla ricerca, che mai si permetterebbero di entrare e distruggere un sistema informatico, in essi ho trovato una grandissima spinta ideale, ed una sete infinita di principi giusti per sostenere la loro azione.

Ho trovato però anche una grande ignoranza del mondo giuridico.

Anche nel mondo giuridico, però, esiste un baratro di ignoranza informatica che fa paura.

Ha ha ragione l'avv. Melica quando, nel chiedere di trattare i temi dei seminari in mailing, fa riferimento ad alcuni problemi concreti.

Può un giurista che usa la posta elettronica per il proprio lavoro non conoscere i metodi per difendersi dai cosiddetti cavalli di troia? Può delegare ad un tecnico la soluzione di un problema che lo investe direttamente e professionalmente (il contenuto del proprio elaboratore contiene dati sensibili e riservati della propria attività, la cui conoscenza la legge e la deontologia gli riservano personalmente) permettendo ad una terza persona di diventare il dominus di conoscenze che solo a lui spettano? Tanto per essere chiari: se per difendermi da chi cerca a distanza di introdursi nel mio computer aprendo a mia insaputa porte di comunicazione, devo ricorrere ad un tecnico demandando a lui e solo a lui tale compito, rinunciando ad avere quelle conoscenze dirette che mi permettano almeno di essere sicuro che anche lui non stia in realtà curiosando nei segreti della mia professione, di fatto avrò messo in pericolo i segreti professionali di cui sono tutore, di fatto avrò rinunciato all'essenza della mia professione ed avrò messo in discussione il delicato meccanismo (di cui l'avvocato è solo un ingranaggio) che presiede alla difesa dei diritti del cittadino.

Una risposta a questo problema, a mio parere , stà nel cercare di avvicinare queste due scienze, la giuridica e l'informatica, nel far nascere una nuova figura (ed anche istituzionalizzarla se sarà necessario e possibile) di giurista informatico e informatico giurista, che possa da solo far fronte alle esigenze quotidiane dell'uso del mezzo informatico e della professione legale, se poi questo non è possibile, bisognerà ripensare il ruolo dell'avvocato e le sue prerogative nell'interesse del cittadino che ha diritto ad essere pienamente tutelato, e con esso anche quello dei giudici e di tutti gli operatori della giustizia chiamati ad usare l'informatica per redere più snelli e quindi veloci i Processi, rimanendo però inalterate tutte le garanzie democratiche e civili che lo caratterizzano.

Una saluto a tutti.

Avv. Galeotti Patrizio

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