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Master-Post-Eventum 24.02.03

"La responsabilità civile in Internet. Gli illeciti"
Avv. Francesco di Ciommo
Avvocato in Roma. Ricercatore di Diritto privato nell'Università di Roma "Tor Vergata". Docente di Diritto civile presso la Luiss Management.

Il giovanissimo Avv. Di Ciommo, di Roma, che firma una voce sulla Enciclopedia Treccani Giuridica, commentatore del Foro Italiano, ci ha parlato della responsabilità civile in internet.....

L'allievo del nostro stimato prof. Roberto Pardolesi ha aperto con un riferimento ad un metodo caro al Maestro, l'analisi economica del diritto, secondo la quale l'internet in Italia è rimasto senza regole giuridiche perché il legislatore temeva che una regolamentazione ne avrebbe limitato la libertà e quindi lo sviluppo.

Occorre andare oltre, e per questo propongo un paragone con la deregulation che caratterizzò il sistema televisivo italiano negli anni ottanta; in quella realtà senza regole, prendendo a pretesto il desiderio di corrispondere a maggior libertà, si è creato un duopolio .

Questo perchè, in un mercato senza regole, il più forte tende sempre ad escludere gli altri fino ad assumere una posizione dominante.... ciò accade anche in internet...; i metri valutativi che ci derivano da una società tradizionale in questo caso sono ancora in grado di spiegare certi fenomeni avanzati, e siccome i motivi e le modalità che hanno portato all'illiberale sistema televisivo italiano li conosciamo molto più che bene, ve li risparmio, anche perchè non sarebbe elegante usar espressioni sconvenienti in rete.

Anch'io, detto questo, voglio applicare l'analisi economica del diritto per cercare di spiegare la deregulation della rete... ed il risultato è che probabilmente qualcuno ci guadagnerà moltissimo; l'assenza di regole formerà feudi più o meno grandi con relativi vassalli e valvassori, che condizioneranno le norme quando si cercherà di darne...... . Una riprova? Proprio l'argomento della lezione dell'Avv. Di Ciommo, la responsabilità civile.

Facciamo il caso dell'access provider. Come il collega ha puntualmente evidenziato, da quando nella più assoluta deregulation questi si è potuto permettere di “regalare” accessi fintogratuiti, grazie a contratti con gestori telefonici che gli garantiscono l'assegnazione di numeri che (come l’avv. Patrizio Menchetti chiaramente spiegò) fruttano percentuali di guadagno in base al tempo di connessione, non ha più stipulato contratti di accesso alla rete pretendendo i dati anagrafici certi dell'utente (che prima gli servivano per riscuotere la quota di abbonamento).

Questo ha creato una realtà atomizzata in milioni di contratti, difficilmente controllabile nella quale il diritto segna il passo di fronte all'anonimato imperante..... Chi ne tragga maggior profitto non è poi così difficile da capire; questi sfugge tra l'altro a tutti i tentativi di voler disciplinare la responsabilità civile, approfittando delle difficoltà di un diritto che perde i suoi punti di riferimento essenziali e necessari( la materializzazione, localizzazione e personalizzazione dei soggetti e delle fattispecie da regolamentare), costringendo, nell'immobilismo del legislatore, la giurisprudenza di merito e di legittimità (insieme alla dottrina) a compiere improbabili voli pindarici per cercar la pezza a colori al problema di turno.

Quando si vorrà regolamentare questa raltà così consolidata, il legislatore sarà condizionato da situazioni di fatto che si sono formate secondo la legge del più forte e del più furbo (ma non sempre la legge del 'cacini' è la migliore per la democrazia; il nostro sistema radiotelevisivo insegna).

Un tempo, la saggezza popolare diceva: “fatta la legge, trovato l'inganno”.
Ora, in questa nuova realtà tecnologica, non si può più dire nemmeno questo; pare che l'inganno si realizzi proprio nelle aree dove manca una legge specifica ....

Mi hanno particolarmente incuriosito alcuni fenomeni che caratterizzano l'internet evidenziati nella lezione: la dematerializzazione, la delocalizzazione e l'anonimato.... Tutti fattori capaci di far perdere l'orientamento al diritto, almeno per come siamo abituati a concepirlo; un insieme di regole più o meno rigide e cogenti con requisiti formali e criteri interpretativi che ce lo fanno apparire, non di rado, d'una immobilità statuaria incapace di star dietro a questo giovin monello che sembra avere l'argento vivo addosso, che quando pensi di averlo compreso, con un balzo ti disorienta, cambia posizione ed aspetto costringendoti a ricominciare tutto da capo.

La provocazione con cui voglio chiudere, riguarda il contratto di accesso ad internet; si parla spesso di contratto gratuito, ma, a ben guardare, di gratis non c'è proprio niente; nessuno regala niente a nessuno, almeno in questo internet è uguale a tutto il resto e non disorienta.

Generalmente si pensa che, quando riceviamo un account con password di accesso alla rete, sia stato stipulato un contratto tra una società (access provider) ed un utente; in realtà, il rapporto che si instaura fa parte di un 'sovrarapporto' giuridico più ampio che, se studiato ed approfondito, ci pùo riservar sorprese inaspettate anche sul piano dei criteri per individuare i diritti e le responsabilità che ne derivano. Il mio contrattino, per lo più caratterizzato da clausole vessatorie predisposte in moduli preordinati che devo accettare passivamente, e oggi, grazie al governo, escluso dal giudizio di equità, non è altro che l'ultimo atto di un rapporto “contrattuale” che per produrre effetti necessita proprio del mio accordo con il provider; mi riferisco ad una triangolazione formata da tre soggetti: l'Utente, il fornitore di servizi telefonici e il provider.

Ciascun soggetto è legato da un contratto diretto con uno solo degli altri, nel quale al momento della trattativa (che non c'e mai, essendo tutti contratti di massa “prendere o lasciare”) niente si dice dell'interdipendenza dell'uno con l'altro (a voler essere tecnici dovrei parlare di causa occulta....ma io non voglio essere tecnico).

Prima di tutto il provider stipula il contratto con il gestore telefonico per ottenere dei numeri di telefono da cui riceverà una percentuale rapportata al tempo di connessione. Tra utente e gestore telefonico esiste un'altro contratto di utenza, per la fornitura del servizio con canone fisso ed a tempo. A questo punto, se le cose si fermassero qui, l'internet come villaggio globale che conosciamo non esisterebbe; occorre l'ultimo elemento (l'ultimo, ma il più importante, perchè è quello che fornisce un requisito essenziale per la qualficazione giuridica: l 'economicità della prestazione): il mio contratto con il provider, in modo che io possa usare la linea telefonica per accedere ad intrernet e pagare così il fornitore dell'accesso con una percentuale sul prezzo del mio tempo in rete, percentuale pagata dal gestore telefonico che si tratterrà il resto.

Avete visto che bel triangolo? E' già, il giochino funziona così (il collega Menchetti spiegò chiaramente come stanno le cose) ed i suoi lucidi sono preziosi per comprendere queste problematiche.

Renato Zero ci aveva già meso in guardia sugli aspetti di un “triangolo non considerato”, un triangolo reale di cui non si fa parola in nessun contratto per l'accesso stipulato in rete.

Ecco la provocazione. Se io propongo un contratto passandolo per gratuito, mentre è oneroso, nascondo la vera causa, mascherando la prestazione patrimoniale che ricevo. Per far questo, utilizzo un rapporto contrattuale con un altro contraente (il gestore della linea telefonica), e questo secondo contraente è, ad insaputa dell'utente (comune), lo strumento per riscuotere la prestazione del provider, la quale viene fornita per mezzo (ed attraverso) di un contratto tra utente e gestore telefoni, la cui reale funzione non viene mai spiegata all'utente finale. Uso formulari pieni zeppi di improbabili clausole di “sgravio di responsabilità”, in cui si impongono velatamente obblighi pubblicitari; pensate ancora che stia proponendo la stipula di un contratto gratuito? E non pensate che il comportamento di qualcuno sia improntato alla malafede in contraendo? E quante altre irregolarità, a voler vagliare la cosa alla luce della disciplina civilistica del contratto, ci sarebbero da evidenziare......

Adesso tiriamo il fiato, un bel respiro, diamo ossigeno al cervello e domandiamoci quale tipo di disciplina sulla responsabilità civile si applichi in questi casi...........

Però..... (già, c'è un però; ed è la provocazione nella provocazione), se io, attratto dall'illusione di rimanere anonimo, o costretto a scegliere l'anonimato per la paura di perdere la mia privacy (cosa che probabilmente si perde comunque, come abbiamo visto la scorsa settimana), non conoscendo il triangolo e le sue implicazioni, stipulo un contratto mascherando le mie generalità dietro improbabili nomi tipo “pipino”, “mandrake”, “il bello di campiglia che tutti lo vogliono e nessuno lo piglia”, non potrò mai far valere eventuali irregolarità, e finisco io stesso per violare le regole giuridiche del contratto.

Avete capito l'arcano? Mi si tiene nascosto che il negozio sbandierato come gratuito è un vero e proprio contratto commerciale con prestazioni corrispettive, di fornitura di servizi, soggetto a tutte le garanzie dei contratti a distanza e stipulati per adesione a moduli e formulari, sottratti al giudizio di equità, e sottoposto alla disciplina sulle clausole vessatorie ed io, ingenuamente pensando di aver trovato l'eldorado, aderisco con generalità false e compio la cosa più imprudente che possa fare; rinuncio automaticamente a tutto sto' “ben di dio” di tutele che mi offre la legge, per cosa?....... per vedermi arrivare la solita pubblicità che fa dire “che sporcaccioni sti' provider!!!”.

Cosa può fare un povero avvocato al quale un cliente si rivolge chiedendo tutela, quando scopre di dover fare la citazione a nome “ Mandrake”, “Cicciolino Amoroso”, “Purgatorio...”? Rischierebbe di essere deferito al Consiglio dell'Ordine per oltraggio al Magistrato. Rimangono solo due scelte: o si sopporta in silenzio, o si spengne il computer; almeno fino a quando non cesserà l'inganno della mancanza di norme che disciplinano la materia.

Un saluto a tutti.
Avv. Galeotti Patrizio

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