Il giovanissimo Avv. Di Ciommo, di Roma, che firma una voce sulla
Enciclopedia Treccani Giuridica, commentatore del Foro Italiano,
ci ha parlato della responsabilità civile in internet.....
L'allievo del nostro stimato prof. Roberto Pardolesi ha aperto
con un riferimento ad un metodo caro al Maestro, l'analisi economica
del diritto, secondo la quale l'internet in Italia è rimasto
senza regole giuridiche perché il legislatore temeva che
una regolamentazione ne avrebbe limitato la libertà e quindi
lo sviluppo.
Occorre andare oltre, e per questo propongo un paragone con la
deregulation che caratterizzò il sistema televisivo italiano
negli anni ottanta; in quella realtà senza regole, prendendo
a pretesto il desiderio di corrispondere a maggior libertà,
si è creato un duopolio .
Questo perchè, in un mercato senza regole, il più
forte tende sempre ad escludere gli altri fino ad assumere una
posizione dominante.... ciò accade anche in internet...;
i metri valutativi che ci derivano da una società tradizionale
in questo caso sono ancora in grado di spiegare certi fenomeni
avanzati, e siccome i motivi e le modalità che hanno portato
all'illiberale sistema televisivo italiano li conosciamo molto
più che bene, ve li risparmio, anche perchè non
sarebbe elegante usar espressioni sconvenienti in rete.
Anch'io, detto questo, voglio applicare l'analisi economica del
diritto per cercare di spiegare la deregulation della rete...
ed il risultato è che probabilmente qualcuno ci guadagnerà
moltissimo; l'assenza di regole formerà feudi più
o meno grandi con relativi vassalli e valvassori, che condizioneranno
le norme quando si cercherà di darne...... . Una riprova?
Proprio l'argomento della lezione dell'Avv. Di Ciommo, la responsabilità
civile.
Facciamo il caso dell'access provider. Come il collega ha puntualmente
evidenziato, da quando nella più assoluta deregulation
questi si è potuto permettere di “regalare”
accessi fintogratuiti, grazie a contratti con gestori telefonici
che gli garantiscono l'assegnazione di numeri che (come l’avv.
Patrizio Menchetti chiaramente spiegò) fruttano percentuali
di guadagno in base al tempo di connessione, non ha più
stipulato contratti di accesso alla rete pretendendo i dati anagrafici
certi dell'utente (che prima gli servivano per riscuotere la quota
di abbonamento).
Questo ha creato una realtà atomizzata in milioni di contratti,
difficilmente controllabile nella quale il diritto segna il passo
di fronte all'anonimato imperante..... Chi ne tragga maggior profitto
non è poi così difficile da capire; questi sfugge
tra l'altro a tutti i tentativi di voler disciplinare la responsabilità
civile, approfittando delle difficoltà di un diritto che
perde i suoi punti di riferimento essenziali e necessari( la materializzazione,
localizzazione e personalizzazione dei soggetti e delle fattispecie
da regolamentare), costringendo, nell'immobilismo del legislatore,
la giurisprudenza di merito e di legittimità (insieme alla
dottrina) a compiere improbabili voli pindarici per cercar la
pezza a colori al problema di turno.
Quando si vorrà regolamentare questa raltà così
consolidata, il legislatore sarà condizionato da situazioni
di fatto che si sono formate secondo la legge del più forte
e del più furbo (ma non sempre la legge del 'cacini' è
la migliore per la democrazia; il nostro sistema radiotelevisivo
insegna).
Un tempo, la saggezza popolare diceva: “fatta la legge,
trovato l'inganno”.
Ora, in questa nuova realtà tecnologica, non si può
più dire nemmeno questo; pare che l'inganno si realizzi
proprio nelle aree dove manca una legge specifica ....
Mi hanno particolarmente incuriosito alcuni fenomeni che caratterizzano
l'internet evidenziati nella lezione: la dematerializzazione,
la delocalizzazione e l'anonimato.... Tutti fattori capaci di
far perdere l'orientamento al diritto, almeno per come siamo abituati
a concepirlo; un insieme di regole più o meno rigide e
cogenti con requisiti formali e criteri interpretativi che ce
lo fanno apparire, non di rado, d'una immobilità statuaria
incapace di star dietro a questo giovin monello che sembra avere
l'argento vivo addosso, che quando pensi di averlo compreso, con
un balzo ti disorienta, cambia posizione ed aspetto costringendoti
a ricominciare tutto da capo.
La provocazione con cui voglio chiudere, riguarda il contratto
di accesso ad internet; si parla spesso di contratto gratuito,
ma, a ben guardare, di gratis non c'è proprio niente; nessuno
regala niente a nessuno, almeno in questo internet è uguale
a tutto il resto e non disorienta.
Generalmente si pensa che, quando riceviamo un account con password
di accesso alla rete, sia stato stipulato un contratto tra una
società (access provider) ed un utente; in realtà,
il rapporto che si instaura fa parte di un 'sovrarapporto' giuridico
più ampio che, se studiato ed approfondito, ci pùo
riservar sorprese inaspettate anche sul piano dei criteri per
individuare i diritti e le responsabilità che ne derivano.
Il mio contrattino, per lo più caratterizzato da clausole
vessatorie predisposte in moduli preordinati che devo accettare
passivamente, e oggi, grazie al governo, escluso dal giudizio
di equità, non è altro che l'ultimo atto di un rapporto
“contrattuale” che per produrre effetti necessita
proprio del mio accordo con il provider; mi riferisco ad una triangolazione
formata da tre soggetti: l'Utente, il fornitore di servizi telefonici
e il provider.
Ciascun soggetto è legato da un contratto diretto con
uno solo degli altri, nel quale al momento della trattativa (che
non c'e mai, essendo tutti contratti di massa “prendere
o lasciare”) niente si dice dell'interdipendenza dell'uno
con l'altro (a voler essere tecnici dovrei parlare di causa occulta....ma
io non voglio essere tecnico).
Prima di tutto il provider stipula il contratto con il gestore
telefonico per ottenere dei numeri di telefono da cui riceverà
una percentuale rapportata al tempo di connessione. Tra utente
e gestore telefonico esiste un'altro contratto di utenza, per
la fornitura del servizio con canone fisso ed a tempo. A questo
punto, se le cose si fermassero qui, l'internet come villaggio
globale che conosciamo non esisterebbe; occorre l'ultimo elemento
(l'ultimo, ma il più importante, perchè è
quello che fornisce un requisito essenziale per la qualficazione
giuridica: l 'economicità della prestazione): il mio contratto
con il provider, in modo che io possa usare la linea telefonica
per accedere ad intrernet e pagare così il fornitore dell'accesso
con una percentuale sul prezzo del mio tempo in rete, percentuale
pagata dal gestore telefonico che si tratterrà il resto.
Avete visto che bel triangolo? E' già, il giochino funziona
così (il collega Menchetti spiegò chiaramente come
stanno le cose) ed i suoi lucidi sono preziosi per comprendere
queste problematiche.
Renato Zero ci aveva già meso in guardia sugli aspetti
di un “triangolo non considerato”, un triangolo reale
di cui non si fa parola in nessun contratto per l'accesso stipulato
in rete.
Ecco la provocazione. Se io propongo un contratto passandolo
per gratuito, mentre è oneroso, nascondo la vera causa,
mascherando la prestazione patrimoniale che ricevo. Per far questo,
utilizzo un rapporto contrattuale con un altro contraente (il
gestore della linea telefonica), e questo secondo contraente è,
ad insaputa dell'utente (comune), lo strumento per riscuotere
la prestazione del provider, la quale viene fornita per mezzo
(ed attraverso) di un contratto tra utente e gestore telefoni,
la cui reale funzione non viene mai spiegata all'utente finale.
Uso formulari pieni zeppi di improbabili clausole di “sgravio
di responsabilità”, in cui si impongono velatamente
obblighi pubblicitari; pensate ancora che stia proponendo la stipula
di un contratto gratuito? E non pensate che il comportamento di
qualcuno sia improntato alla malafede in contraendo? E quante
altre irregolarità, a voler vagliare la cosa alla luce
della disciplina civilistica del contratto, ci sarebbero da evidenziare......
Adesso tiriamo il fiato, un bel respiro, diamo ossigeno al cervello
e domandiamoci quale tipo di disciplina sulla responsabilità
civile si applichi in questi casi...........
Però..... (già, c'è un però; ed è
la provocazione nella provocazione), se io, attratto dall'illusione
di rimanere anonimo, o costretto a scegliere l'anonimato per la
paura di perdere la mia privacy (cosa che probabilmente si perde
comunque, come abbiamo visto la scorsa settimana), non conoscendo
il triangolo e le sue implicazioni, stipulo un contratto mascherando
le mie generalità dietro improbabili nomi tipo “pipino”,
“mandrake”, “il bello di campiglia che tutti
lo vogliono e nessuno lo piglia”, non potrò mai far
valere eventuali irregolarità, e finisco io stesso per
violare le regole giuridiche del contratto.
Avete capito l'arcano? Mi si tiene nascosto che il negozio sbandierato
come gratuito è un vero e proprio contratto commerciale
con prestazioni corrispettive, di fornitura di servizi, soggetto
a tutte le garanzie dei contratti a distanza e stipulati per adesione
a moduli e formulari, sottratti al giudizio di equità,
e sottoposto alla disciplina sulle clausole vessatorie ed io,
ingenuamente pensando di aver trovato l'eldorado, aderisco con
generalità false e compio la cosa più imprudente
che possa fare; rinuncio automaticamente a tutto sto' “ben
di dio” di tutele che mi offre la legge, per cosa?.......
per vedermi arrivare la solita pubblicità che fa dire “che
sporcaccioni sti' provider!!!”.
Cosa può fare un povero avvocato al quale un cliente si
rivolge chiedendo tutela, quando scopre di dover fare la citazione
a nome “ Mandrake”, “Cicciolino Amoroso”,
“Purgatorio...”? Rischierebbe di essere deferito al
Consiglio dell'Ordine per oltraggio al Magistrato. Rimangono solo
due scelte: o si sopporta in silenzio, o si spengne il computer;
almeno fino a quando non cesserà l'inganno della mancanza
di norme che disciplinano la materia.
Un saluto a tutti.
Avv. Galeotti Patrizio